Come difendersi dalle piene del lago

Dai bacini artificiali alla regolazione della Miorina, dal controllo idrogeologico a nuovi modelli urbanistici: queste le soluzioni presentate al convegno internazionale sul futuro del Verbano. Ad introdurre i lavori anche il sindaco di Sesto Calende

A poco più di un anno dalla storica piena del Verbano si torna a parlare di esondazioni ed alluvioni e soprattutto dei mezzi utilizzabli per prevenire questre castrofi naturali. Se ne è parlato in questi due giorni al convegno internazionale di Ascona, che aveva come titolo “Il Verbano, quale futuro?”. Organizzato dall’Istituto di scienza della terra e promosso dal Dipartimento del territorio e dal municipio di Locarno, i lavori sono stati introdotti dal sindaco locarnese Marco Balerna e da quello di Sesto Calende Roberto Caielli. Segno che ogni azione di difesa o di intervento sull’ambiente va concertata con una poltica unitaria. Da Locarno appunto fino a Sesto Calende, dove il lago ridiventa fiume.  «Gioca un ruolo importante lo sviluppo di nuove teccnologie, che rendono possibile una gestione non conflittuale delle trasformazioni, ma soprattutto è indispensabile una visione unitaria della realtà che può essere fatta solo attraverso un approfondimento scientifico di tutte le tematiche più rilevanti – ha detto Caielli all’apertura del convegno – serve un approccio che riconsideri le politiche di regolazione insieme all’adeguamento degli strumenti di difesa, la questione degli effetti sull’ambiente, delle previsioni meteorologiche dei sitemi di allarme e di protezione civile».

È stato il sindaco di Locarno Marco Balerna a spiegare le motivazioni che hanno portato al convegno, fra cui una lunga lista di danni e disagi che le piene procurano. Un fenomeno che interessa tutti i paesi che si affacciano sul bacino del Verbano e che procura anche esborsi notevoli alle assicurazioni, come ha anche rilevato nel suo intervento il rappresentante della compagnia Asa. E quali le soluzioni? Previsioni metereologiche anticipate, una nuova politica delle regolazioni delle chiuse, oppure svuotamento dei bacini idroelettrici per prepararli a contenere piogge abbondanti e interventi sulla Miorina, la chiusa regolata dal Consorzio del Ticino. E per la riduzione del danno i vari interventi hanno individuato le molte soluzioni possibili, che vanno dalla costruzione di un valido sistema di allarme, al coordinamento degli interventi, dal monitoraggio idrogeologico ad una pianificazione assennata del territorio. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 novembre 2001
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