Heatrow fa troppo rumore e la Corte Europea obbliga al risarcimento

Legambiente spiega le ragioni di una sentenza a favore delle popolazioni limitrofe che potrebbe fare scuola

LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI UMANITARI CONDANNA IL GOVERNO INGLESE A RISARCIRE I CITTADINI CHE SUBISCONO I DISAGI DEI VOLI NOTTURNI DELL’AEROPORTO DI HEATROW (LONDRA)

Tempi duri per gli aeroporti. Ora ci si mette anche la Corte Europea dei Diritti Umani. La causa risale al 1993, quando il Governo Inglese aumentò il numero dei voli notturni nell’aeroporto di Heatrow, introducendo come sistema di controllo dell’inquinamento acustico collegato non più al numero di voli, ma alla "quantità di rumore" (QC, "quota Count") prodotto. 
Ovviamente il livello di rumore aumentò ma, secondo il Governo Inglese, in modo "accettabile". Il caso come, si vede, è del tutto simile a quello di Malpensa, laddove ricorda la "spalmatura del rumore" dopo che il traffico aereo era stato quadruplicato con il trasferimento dei voli da Linate. Ma torniamo al caso di Heatrow. Alla decisione si opposero 8 cittadini residenti in altrettante località vicine all’aeroporto (East Sheen, Hounslow, Richmond, East Twickenham, Isleworth, Kew, Windsor, Touchen End). Dopo le consuete denunce ed i processi locali, il caso venne infine sottoposto alla Commissione Europea per i Diritti Umani nel maggio 1997 e trasmesso alla Corte Europea nel novembre 1998. L’udienza sull’ammissibilità in merito fu tenuta nel maggio 2000 e il caso dichiarato ammissibile a giudizio il giorno stesso. La sentenza della Corte Europea composta da 7 giudici (Jean-Paul Costa – Francia; Loukis Loucaides – Cipro; Pranas Kuris – Lituania; Françoise Tulkens – Belgio; Karel Jungwiert – Repubblica Ceca; Hanne Sophie Greve – Norvegia; Brian Kerr – Regno Unito) ha decretato che il provvedimento di incremento dei voli notturni e conseguentemente il maggior rumore prodotto "Ha violato l’art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti Umani (diritto al rispetto della vita privata e famigliare all’interno della propria abitazione)". 
Nel testo della sentenza si legge tra l’altro: "Tuttavia lo Stato ha il dovere di prendere ragionevoli ed appropriate misure in modo tale da garantire agli attori i diritti sanciti dall’Articolo 8 e di fare un bilancio tra gli interessi in contrasto dei singoli cittadini e della comunità nel suo complesso. Nel settore particolarmente delicato della protezione dell’ambiente, il puro interesse economico del paese non è una ragione sufficiente per sottovalutare i diritti degli altri. Allo Stato è stato richiesto di minimizzare, nei limiti del possibile, l’interferenza con i loro diritti di cittadini, valutando soluzioni alternative e cercando di raggiungere i loro fini nel modo meno oneroso e nel rispetto dei diritti umani. Per questo motivo occorre attuare un’indagine completa e adeguata al fine di trovare la miglior soluzione possibile in grado di bilanciare concretamente i diritti reciproci. Una volta trovata la soluzione si dovrebbe procedere alla realizzazione di un progetto. La Corte osserva che mentre è probabile, anche se in quantità minima, che i voli notturni contribuiscano in qualche misura all’economia nazionale, l’importanza di questo contributo non è mai stato valutato criticamente, né direttamente dal Governo né da Enti indipendenti di ricerca. Riguardo all’impatto dell’aumento dei voli notturni sugli attori, la Corte sottolinea che sono stati effettuate solo limitate ricerche relative al grado di disturbo del sonno e sulle possibili misure preventive a seguito alla messa in atto delle modifiche del 1993". (Traduzione italiana a cura di Legambiente)

Anche qui, cambiano gli attori, ma il copione è lo stesso: chi ha mai fatto "indagini complete ed adeguate" nel caso di Malpensa ? Non certo né il "Governo né enti indipendenti di ricerca". Né tanto meno sono stati fatti preventivamente, vedi la mancata procedura di Valutazione di Impatto Ambientale.

Parimenti secondo la Corte è stato violato l’art. 13 (diritto ad un rimedio effettivo) sempre della Convenzione Europea dei Diritti Umani. La sentenza chiude con un richiamo all’art. 41 (giusta soddisfazione) della medesima Convenzione. La Corte ha così deciso che ciascun attore venga risarcito con la somma di 4.000 sterline per danni non pecuniari e un totale di 70.000 sterline per le spese legali sostenute. La sentenza è indubbiamente un segnale confortante per tutti i residenti nell’area circostante all’aeroporto di Malpensa e di buon auspicio per la lotta dei Comitati che si battono contro il devastante impatto dell’aeroporto.

Il testo della sentenza della Corte Europea è disponibile su Internet (www.echr.coe.int) ed è disponibile rivolgendosi a Legambiente (legambientegallarate@libero.it).

Emilio Magni 
(Coordinatore Circoli Legambiente Circondario di Malpensa)

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 novembre 2001
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