“Lavandini e salotti davanti a casa mia. E’ una discarica”

I cassonetti di via Covetta, ai Ronchi, trasformati in uno scempio ecologico

Un salotto, poltrone girevoli, lavandini, piastrelle, copertoni, materassi, televisori, mattoni, fascine di rami, un frigorifero, cucine a gas. Non è l’arredamento di una casa, è un elenco di oggetti trovati negli ultimi mesi da Gianfranco Ferrario, un battagliero cittadino di via Covetta, ai Ronchi, dove cinque cassonetti uno fila all’altro si trasformano ogni giorno in una discarica a cielo aperto.
Il dottor Ferrario, amministratore di società, 66 anni, in passato anche consigliere amministrazione dell’Amsc, si era già rivolto alla stampa in giugno. A distanza di quattro mesi, dopo aver scritto all’azienda rifiuti, all’Asl e all’amministrazione comunale, cosa è cambiato? "Poco" spiega Ferrario. "L’azienda passa più spesso a vuotare i cassonetti ma quello che ci buttano dentro e fuori è incredibile". Così Ferrario ha scritto. L’amministrazione ha risposto: "Provvederemo". L’Asl, chiamata in causa per la mancanza di igiene, non ha invece detto nulla. L’Amsc, a sua volta, ha assicurato che avrebbero provato a mettere una pezza.

"I cassonetti sono straripanti – racconta Ferrario – vengono svuotati e dopo mezz’ora sono già pieni. Inoltre vengono utilizzati anche dall’Aloisianum, con una conseguente occupazione di spazio. C’è poi da dire che siamo vicini a Cardano al Campo e spesso capita che vengano di notte a scaricare materiali. Purtroppo la situazione è questa. È una discarica a cielo aperto". Che fare? "Innanzitutto mettere dei lastroni sotto i cassonetti per evitare che il terreno venga scambiato per un luogo di scarico qualsiasi e poi distanziarli maggiormente, perché, per molti, vederli uno fila all’altro è diventato il segnale che si può gettare di tutto nella zona".

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 novembre 2001
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