Malpensa come la Maldive Pettirossi ingannati dai fari

L'inquinamento luminoso rischia di distruggere una delle rotte più importanti di migrazione. Uno studio lancia l'allarme

Malpensa rischia di sfrattare una delle più antiche vie di migrazione dell’Europa Occidentale. Da quasi 10.000 anni, in autunno, le rotte fluviali, e tra queste il Ticino, sono le strade privilegiate per i volatili in cerca di calore. Lo sanno bene gli uomini radar e i piloti, abituati a convivere con questo fenomeno. Uno studio condotto dal Consorzio per il parco lombardo della valle del Ticino e dall’associazione FaunaViva lancia però un grido d’allarme: l’aeroporto, con i suoi fari, disorienta gli uccelli, rendendo più difficile la migrazione. Le osservazioni hanno dato risultati indicativi. Il passaggio di pettirossi, ad esempio, é diminuito del 50% tra il 1996 e il 1999, cioè dopo l’apertura di Malpensa 2000. 
Il problema é che l’aeroporto crea uno scompenso grave nel sistema di volo e rifornimento dei volatili. Come? Semplice, i migratori notturni (pettirossi e capinere i più conosciuti) volano con il buio e si posano al sorgere del sole. La sosta é fondamentale, perché permette di "fare benzina", ovvero di mangiare e incamerare grasso, necessario per ripartire. Malpensa

Per questo, gli esperti propongono delle contromisure per evitare il rischio di cancellazione della rotta di migrazione più importante dell’Ovest Lombardia: sorgenti luminose di minore impatto e rivolte verso il basso e la piantumazione di arbusti che producono bacche per aumentare la disponibilità dei rifornimenti. Non è solo la nebbia a rendere difficile il volo su Malpensa.

é però un sole che sorge nell’ora e nella direzione sbagliata e disorienta i migratori notturni che hanno un sistema di navigazione basato sull’orientamento stellare. I pennuti quindi atterrano al momento sbagliato. Oppure, se si sono fermati a sud di Malpensa, ripartono verso l’aeroporto anziché andare dalla parte opposta. 
I ricercatori se ne sono accorti grazie ad alcune misurazioni di grande semplicità. Per esempio, tutti gli uccelli catturati e poi rilasciati di notte puntavano verso le luci dell’hub. Inoltre, il livello di adiposità degli uccelli catturati al suolo era anormalmente alto, tenendo conto che, solitamente, la sosta viene effettuata quando si é a corto di grassi da bruciare. La conclusione è chiara: il bagliore notturno blocca il fronte della migrazione, ricaccia indietro gli stormi, scardina la frequenza dei rifornimenti e li espone al rischio di rimanere intrappolati tra le nebbie e il gelo della pianura padana. Per il viaggio dei volatili é un dramma: credono di essere arrivati al caldo o quantomeno di aver fatto tappa verso sud e invece si ritrovano con aria fredda e inquinata dal carburante. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 novembre 2001
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