Malpensa, una succursale di Parigi?

Una lettera di un lettore riapre la discussione su un tema scottante come il destino dell'hub della brughiera

Gent. Direttore,

Mi permetto di riscriverle alcuni mesi dopo un mio precedente messaggio per riparlare della vicenda Malpensa.

Allora (era Agosto), leggendo tante sollecitazioni erronee secondo le quali Malpensa aveva una conformazione delle piste anomala, segnalavo che Malpensa era simile a tanti aeroporti in giro per il mondo che hanno volumi di traffico anche doppi rispetti a Malpensa. In quel messaggio, segnalavo invece che un vero problema era la mancanza del radar di terra. Scrivevo allora:

"Piuttosto perche’ non chiedete a SEA e ENAV se è vero che l’APRON (il radar per il controllo a terra degli aerei) non funziona ancora? Quello si sarebbe un problema su cui insistere per garantire maggiore sicurezza."

Era appunto Agosto e dopo quello che è successo a Linate e i quasi incidenti di Malpensa mi sono sentito gelare il sangue nelle vene perchè la preoccupazione che avevo si è tramutata in tragedia. Capisco bene che in questo momento ci sono problemi ben più gravi: ero in USA l’undici di settembre e ho vissuto la tragedia in presa diretta e in tutta la sua drammatica gravità.  Ma con tutte le debite proporzioni, anche i fatti di Malpensa sono importanti: ho visto che proprio in questi giorni sono tornati ancora proclami (letti sul vostro sito) in cui si ignora il fatto vero (manca il radar di terra) e si continua a parlare del problema delle piste parallele. Inoltre, si torna sul tema dell’effettiva importanza di avere un hub e sulla possibilità che Malpensa giochi questo ruolo.

In generale, mi lasciano veramente sgomento la superficialità e il provincialismo di molti interlocutori che parlano di queste vicende. Mi lasci fare qualche esempio.

Gli amministratori pubblici milanesi e la stessa SEA hanno insistito per anni sulla sviluppo di Linate come city airport. Così progressivamente hanno indebolito Malpensa, mettendo in concorrenza Linate con Malpensa. Adesso che Alitalia è alle corde e forse lascia l’aeroporto varesino, sono tutti preoccupati dei problemi occupazionali e del fatto che la Lombardia perde l’hub. Ma perchè tre anni fa non hanno dato retta a quello che giustamente diceva l’allora  ministro Treu: facciamo partire Malpensa, poi ci sarà tutto lo spazio e il tempo per far sviluppare anche Linate. Invece, per difendere gli interessi delle compagnie aeree straniere e di quei relativamente pochi passeggeri che abitano vicino a Linate si è messo in crisi uno dei pochi progetti di reale sviluppo del territorio lombardo. Non dimentichiamoci che la vicenda di Malpensa ha anche influito in maniera decisiva sulla rottura con la KLM, che puntava sullo sviluppo di Malpensa (al contrario di quello che affermano taluni, distorcendo i fatti accaduti due anni fa). Morale, adesso l’Alitalia corre il rischio di divenire una succursale regionale della Air France e Malpensa di diventare un aeroporto regionale, con un danno enorme per la Lombardia e l’intero paese. Chi ne risponderà? È solo colpa dei manager romani di Alitalia (peraltro di livello non entusiasmante)? Abbiamo letto tutti quello che dicono i manager di Air France, Lufthansa e British: resteremo solo noi tre (e i nostri hub). Naturalmente. A loro conviene e noi italici stiamo facendo di tutto per aiutarli. A spese nostre.

La SEA nei mesi scorsi si è preoccupata solo della collocazione in borsa. Quando sento dire da Fossa che se l’Alitalia se ne va verrà rimpiazzata da altri mi chiedo se scherza o bleffa. Chi viaggia sa benissimo che un hub ha bisogno di una compagnia di riferimento. Chi volete che in questo momento così critico sia in grado di rimpiazzare Alitalia? Tutti stanno difendendo i propri hub e non vengono certo a investire da noi. Forse recuperiamo qualche volo, ma se Alitalia va via il progetto industriale di Malpensa riceverà un colpo durissimo.

Infine i problemi del territorio. Quando scrissi la precedente mail, il sindaco Giarola mi disse di stare zitto perchè non ero del luogo e non dovevo offendere i cittadini della zona. Mi permetto ancora una volta di parlare e di dissentire da Giarola che, immagino, è uno di quelli che di certo non piange per la crisi di Malpensa e Alitalia. Quello che sta succedendo (o potrebbe succedere) porterà un enorme danno alla zona e alla Lombardia. È indubbio che l’aeroporto crea grossi problemi. E bisogna lavorare per attenuarli, ma gioire del fatto che "Malpensa come hub è morto" testimonia solo una miopia cronica. Proprio in questo momento di crisi mondiale (secondo i dati del FMI siamo nei fatti già in recessione), le aree industriali che resisteranno meglio al rallentamento dell’economia sono quelle con le infrastrutture più efficienti e flessibili. A essere deboli (come noi in Lombardia) non ci si guadagna mai. Avete letto che a Parigi stanno già pianificando il terzo aeroporto intercontinentale? Sapete che i due aeroporti esistenti hanno già un traffico di oltre 60 milioni di passeggeri, cioè il doppio di Linate e Malpensa messi insieme? E poi ci stupiamo se la Francia (tra gli altri) ci sta avanti in tutto? Vi siete chiesti come mai a Roma si stanno tutti fregando le mani per il ritorno dei voli a Fiumicino? Sono appassionati del rumore oppure hanno capito che l’hub è un fatto importante? Sta a vedere che i romani sono più svegli dei lumbard.

È possibile che non si riesca a pianificare uno sviluppo sostenibile e credibile del nostro paese e della nostra regione in particolare, che lo renda competitivo con il resto del mondo? Oppure speriamo che ci salvi sempre lo stellone italico?

Alfonso Fuggetta

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 novembre 2001
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