«Maroni ripensaci, o sarà guerra»

Le reazioni di Cgli, Cisl e Uil alla proposta del ministro di una deroga parziale allo Statuto dei lavoratori che, di fatto, cancella la "giusta causa"

Libertà di licenziamento. Solo in via sperimentale, temporanea e parziale ma la deroga parziale allo Statuto dei lavoratori proposta da Maroni si traduce sostanzialmente nella libertà di "lasciare a casa" senza giusta causa, almeno alcune categorie di lavoratori. 
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Cgli, Cisl e Uil mettono da parte le incomprensioni degli ultimi anni per cercare di far fronte comune contro una proposta che, è il parere di tutti,  lede i diritti e la dignità dei cittadini lavoratori. 
«Il mio giudizio su quanto è stato proposto dal ministro del Welfare è che si tratta di un fatto estremamente negativo – dice il segretario generale della Uil Marco Molteni – . Per quanto riguarda il metodo non si è tenuto conto del dibattito in corso né della possibilità di una concertazione e si è proceduto d’autorità. Se poi entriamo nel merito della legge delega di riforma del mercato del lavoro allora mi sembra chiaro che dà la possibilità agli imprenditori di licenziare come e quando vogliono». Per questo Molteni sostiene che l’unica soluzione per contrastare questa proposta sia dare una risposta unitaria. «Le segreterie regionali e provinciali dovranno raccogliere le forze e opporsi alla modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori anche perché ci sono gli strumenti contrattuali per far fronte ai problemi connessi alla necessità di licenziare chi non fa il proprio dovere fino in fondo. A cominciare da un periodo di prova allungato che dà tutto il tempo al datore di lavoro di verificare l’efficienza del dipendente. Tra l’altro, e il ministro sembra essersene dimenticato, quando gli italiani furono chiamati ad esprimersi sulla libertà di licenziamento, nel maggio dell’anno scorso, in 10 milioni e mezzo risposero che l’articolo 18 non andava toccato». 

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Luigi Maffezzoli, segretario generale della Cisl Ticino Olona aggiunge:«Crediamo sia stato un grosso errore e ci auguriamo che non passi perché la riposta sarà senz’altro forte. Si era appena superato uno scoglio quello della previdenza e si è aperto un altro contenzioso su un tema che era invece possibile affrontare con un confronto aperto. A questo punto invece si è fatto un passo indietro, un passo che è un suicidio perché compiuto senza l’accordo con le parti sociali. Non possiamo accettare qualcosa che non tiene conto dei diritti delle persone che lavorano. L’arbitrato è accettabile solo se concordato tra le parti nel pieno rispetto di contratti e leggi, in caso contrario può trasformarsi in un abuso».  

Sostanzialmente della stessa opinione è Ivana Brunato, segretario generale della Cgil: «Maroni non dice niente di nuovo, ha ribadito e perfezionato quanto aveva già detto nel Libro Bianco. Questo governo nei fatti ha sposato le linee di Confindustria tanto che il fatto che il ministro abbia parlato di sperimentazione non ha per niente soddisfatto i rappresentanti degli industriali. Ma i lavoratori non cadono in questi tranelli: con la manifestazione dei metalmeccanici di oggi lanciamo un richiamo alle altre organizzazioni sindacali e a tutti coloro che tutelano i diritti dei lavoratori. Già in occasione della creazione dei comitati per il referendum, legali e giudici si erano apertamente schierati con i sindacati per evitare che venisse neutralizzata una normativa che esprime una forte tutela di un diritto. Quello che meraviglia – dice ancora Ivana Brunato – è che una proposta del genere arrivi dal ministro del Welfare, ovvero il ministro del Lavoro che dovrebbe mediare tra le parti. A questo punto la mobilitazione deve essere generale: le tre organizzazioni lasciano da parte le divisioni e stabiliscano una strategia comune. Forse momenti come questi sono necessari». 

Gianluigi Restelli, segretario generale della Cisl Varese Laghi mette in luce invece un ulteriore aspetto del problema:«Ci stiamo preoccupando di come gli industriali potrebbero cacciare i dipendenti ma in alcune zone d’Italia, e Varese è una di quelle, esiste il problema opposto: la gente non risponde alle inserzioni oppure cambia spesso posto di lavoro. Al Sud invece il problema principale è quella di trovare lavoro, non quella di essere licenziati. E questi sono le questioni prioritarie. 
Certo non bisogna abbassare la guardia e tenere d’occhio la proposta del ministro: prima di tutto perché lede il diritto del cittadino lavoratore. Tanto più che il referendum dell’anno scorso ha dato indicazioni chiare sulla questione: quelli che hanno risposto al quesito hanno  chiaramente detto che l’articolo 18 dello Statuto non deve essere toccato. Mi sembra un’indicazione chiara che il ministro sta ignorando. Lunedì ci sarà un incontro nazionale durante il quale si studierà una strategia in risposta alla mossa di Maroni.  

La posizione degli imprenditori:
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Confartigianato: «Recepisce le nostre richieste»
-Cna: Articolo 18: « avviciniamoci all’Europa»
-Api: Provare a cambiare le regole per favorire il lavoro
-Univa: «una valutazione da farsi nel complesso»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 novembre 2001
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