«Non ci accontentiamo più delle promesse»

Successo di pubblico all'assemblea di Belforte sui problemi del quartiere. Ex macello, Lativa e viabilità al centro del dibattito

Tre ore di dibattito appassionato. I cittadini di Belforte aspettavano questo momento per far sentire la propria voce e si sono dati appuntamento in tanti. La sala "Renè Vanetti"  del circolo era stracolma. Per una volta un’assemblea pubblica con i ruoli ribaltati. Sul tavolo degli "oratori" l’intero consiglio di circoscrizione ad ascoltare i cittadini che hanno fatto la fila per prendere la parola. A far da protagonista tra i politici il solo Alessio Nicoletti, presidente del parlamentino 5 che ha introdotto la serata e poi è di volta in volta intervenuto cercando di mediare tra le posizioni dei cittadini e un potere politico che in quella sala ha fatto sentire tutta la propria assenza.
Tre temi, grandi, complessi e difficili. L’area dell’ex macello, la Tipografica, e per concludere la viabilità.
Occorre ricordare che proprio sul primo punto il quartiere di Belforte si è reso partecipe di una delle battaglie più accese degli ultimi tempi. L’amministrazione comunale aveva deciso di costruire un insieme di case popolari dando all’Aler mandato per gestire il progetto. Si sollevò un coro di no e il comitato del quartiere raccolse 2.500 firme contro il progetto. 
Ora quel complesso torna al centro delle questioni perché di fatto niente più si è fatto, ma il deposito dell’Avt è ancora lì con il suo traffico di autobus, il suo inquinamento e tutti i fastidi che arreca alla popolazione che fin dalle prime ore del mattino deve subire il rumore.

Ma il tema centrale è stato senza dubbio la Tipografica. La prestigiosa azienda varesina ha da qualche tempo aperto un cantiere che allargherà il proprio campo di azione. Sono molti i cittadini che lamentano i problemi che questa azienda, ormai nel cuore di un complesso residenziale, sta causando da tempo. Rumore, inquinamento di polveri e fumi e un incessante traffico pesante sono le accuse maggiori. Le questioni della Lativa sono state quelle che hanno dato il là all’assemblea. 
E così Palladini, primo firmatario di una petizione, che chiedeva la convocazione di un incontro pubblico, ha subito preso la parola per spiegare cosa c’è che non va nel rapporto degli abitanti con quell’azienda. «Il Comune non avrebbe mai dovuto concedere i permessi per la ristrutturazione. All’Urbanistica non operavano dei bambini. Avrebbero dovuto capire che la Lativa sarebbe diventata il ricettacolo di rumori, polveri e fumi dannosi per gli abitanti. Dovevano farla spostare, magari alla cartiera Sterzi mantenendo in via Cherso solo uffici e sale di esposizione. Il Comune resta così il maggior responsabile dei nostri danni». L’intervento di Palladin è poi entrato in una serie di questioni tecniche facendo la cronistoria dei vari interventi dell’ente pubblico per valutare i danni ai cittadini. Ha poi concluso domandandosi se per ottenere qualcosa è necessario ricorrere alle denunce. «L’estate scorsa è stato un inferno. Ora con le finestre chiuse è appena un purgatorio».
Sullo stesso tema è intervenuto "l’oppositore storico" della Lativa, Pigionatti. Un intervento che è partito dalle problematiche sorte già dal 1996 quando alcuni suoi familiari e vicini di casa lamentarono dei malori a causa dei fumi e delle polveri ingerite. Sopralluoghi di Asl, vigili del fuoco, medici non portarono a grandi benefici perché alcune rilevazioni non sono mai state possibili perché le strutture competenti non avrebbero avuto gli strumenti adatti. Sugli altri fattori di rischio invece una risposta sempre sulla soglia della legalità, ma che non riscontrava particolari irregolarità. Questo fino a pochi mesi fa quando l’Arpa della Regione e l’Asl hanno fatto altre rilevazioni in merito al rumore. Di poco, ma tutto dentro la norma. Certo con dei limiti che sono derivati dall’apertura o meno delle finestre, ma sempre nei termini previsti dalla legge.

Il Presidente Nicoletti nel prendere la parola dopo i due infuocati interventi, ha spiegato che il problema è serio, ma che Giuseppe Redaelli, oggi proprietario dell’azienda dove lavorano oltre 160 addetti, lo ha subito ricevuto e con lui ha potuto effettuare un reale sopralluogo. «Il cantiere è effettivamente motivo di disturbo, ma Redaelli mi ha manifestato tutta la propria disponibilità ad affrontare le questioni ancora aperte. La situazione del resto sembra già molto migliorata, e la chiusura dei lavori dovrebbe eliminare altri inconvenienti per i cittadini. C’è da pazientare 4-5 mesi». Nicoletti si è comunque detto disponibile a chiedere delle verifiche e ad adoperarsi per rendere stabile un sistema di controllo. A suo modo di vedere la presenza dell’azienda non è affatto incompatibile con il territorio. 

Gli interventi sono stati molto sentiti e il pubblico non ha certo fatto mancare il calore a quanti si sono esposti. Applausi a scena aperta per Roberto Vanetti che con una ironia finissima ha raccontato le sue disavventure con il deposito dell’Avt, ma con tutta la piazza dell’ex macello che è ricettacolo di ogni attività.
Giuseppe Ermolli, ex vicepresidente della circoscrizione, ha messo il dito nella piaga della "gestione superficiale dell’amministrazione. Sono deluso da questa disattenzione. Non c’è una divisione equa tra disagi e benefici".
La discussione è poi continuata con vari interventi anche sulla viabilità. Il problema per Belforte non è solo legato al traffico dei mezzi pesanti, ma alla forte concentrazione di mezzi. Parere unanime contro la pista ciclabile che di fatto ha solo ristretto la carreggiata senza per questo migliorare la vivibilità del quartiere. Le richieste sono diverse, ma tutte centrate sulla necessità di avere maggiori spazi di socializzazione dove i cittadini possano incontrarsi serenamente. Meno traffico, meno smog e una più attenta gestione dei rumori. Il tutto con un maggior controllo della Lativa, lo spostamento del deposito Avt e l’inibizione di ogni altra attività che faccia aumentare il traffico. Ad aprile ci saranno le elezioni comunali. Un avvertimento chiaro a chi per tanti anni ha solo girato intorno ai problemi senza voler trovare il bandolo della matassa.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 novembre 2001
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