Quando la tecnologia è al servizio del malato

La riabilitazione dei bambini sordi a cui è stato innestato un impianto cocleare viene fatta anche in videoconferenza. Un metodo rivoluzionario che abbatte i costi e dai risultati terapeutici sorprendenti

«Nicolas, sono Raffaella, ciao». Raffaella Moalli logopedista del centro di audiovestibologia di Varese si è appena collegata in videoconferenza con Barcellona. Lì vive Nicolas, un bambino a cui lo staff del dottor Sandro Burdo ha innestato un impianto cocleare. Nicolas ha otto anni e puo’ seguire la riabilitazione, necessaria dopo l’intervento, da casa sua. Comodamente seduto, a quasi duemila chilometri di distanza, risponde con attenzione alle domande della logopedista. Non perde la scuola, non subisce lo stress dei trasferimenti e viene seguito dalla madre. Tutto in famiglia, sotto la supervisione dello staff medico di Varese. Per fare tutto ciò non ci vogliono apparecchiature fantascientifiche: è sufficiente un computer, un pc di quelli che si usano comunemente per navigare in internet, e una piccola web-cam, il tutto per un costo di circa 2 milioni. Le telefonate sono a  carico della famiglia che chiama, ma anche questa è una spesa irrisoria: sei, settemila lire a collegamento. Nulla, se paragonato al costo del servizio fatto in reparto. Come Nicolas, anche Max si collega in videoconferenza dall’esotica Abu Dabi, e lo stesso fa Angelo da Caserta. Un metodo rivoluzionario che l’audiovestibologia di Varese ha applicato a circa 250 pazienti sparsi per l’Italia e per l’Europa. L’intento è quello di evitare il più possibile disagi a chi viene da fuori. E comunque per chi dovesse raggiungere Varese per effettuare l’intervento per l’impianto cocleare c’è anche l’associazione "Hospitale", che mette a disposizione alloggi e case per il tempo necessario all’intervento, lasciando a carico delle famiglie solo le bollette di acqua, luce e gas.

La tecnologia ha dunque facilitato la vita di tutti: delle famiglie, dei medici e degli operatori. Lo staff del dottor Burdo, grazie ai supporti informatici, puo’ seguire più pazienti e soprattutto rendere il servizio più efficiente, al punto che ha avuto una notazione positiva dal tribunale del malato. «La strumentazione diagnostica – dice  Burdo – oggi ci consente di ottenere diagnosi anche in quei casi dove la collaborazione con il paziente non è possibile, pensiamo solo ai casi di sordità dei bambini autistici». Il reparto è pervaso dalla tecnologia: ovunque computer, strumenti audiometrici altamente sofisticati e software dedicato. Un livello di specializzazione altissimo che comprende anche collaborazioni con centri di ricerca e università straniere. L’audiovestibologia di Varese è tra i centri all’avanguardia in Europa, insieme a quello di Montpellier (Francia), Hannover (Germania) e Nottingham (Inghilterra).

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 novembre 2001
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