Rifiuti, da Borsano a Bruxelles

Fulvio Fagiani, del coordinamento varesino per i rifiuti interviene sulla questione dello smaltimento lanciando una proposta ai comitati del sud della provincia

Forse è un passaggio troppo azzardato : che relazione c’è tra il martoriato quartiere bustocco e la capitale dell’eurocrazia ?

A Borsano si discute del degrado portato dall’inceneritore, delle promesse non mantenute, delle frustrazioni accumulate in anni di abbandono.

Legittime e sacrosante richieste : fermare l’impiego dell’impianto a 400 tonnellate al giorno, garantire trasparenza e continuità di informazione attraverso la misurazione degli impatti ambientali, esigere misure di mitigazione e compensazione.

Accade in un quadro di isolamento, con la Provincia assente, la Regione che manda due funzionari, l’ARPA sparita. Con i cosiddetti Comitati del Nord, invece, si rinfocola la polemica riguardo il secondo inceneritore.

Si deve fare l’inceneritore del Nord, come vuole il Comitato di Borsano, o no, come vogliono i "Comitati del Nord" ?

Messa così sembra una tipica "guerra tra poveri", a scaricarsi l’un l’altro l’indesiderato onere dei rifiuti prodotti da tutti noi. Difficile dire chi ha ragione.

Invece si deve guardare il merito del problema, vale a dire come si vogliono gestire i rifiuti.

Si devono moltiplicare gli impianti di smaltimento, per avere una capacità di incenerire 800 tonnellate al giorno (400 a Busto, 400 nel Nord) più la discarica di Gorla, in una provincia che ha superato il 35 % di raccolta differenziata, che ha diminuito ogni anno la quantità di rifiuti da smaltire e che può ancora ridurli di molto ?

L’altra strada è quella scritta nelle Direttive europee fin dal lontano 1991 (poi recepite nel decreto Ronchi del ’97) e ribadita nel sesto programma d’azione ambientale approvato dalla Commissione e dal Parlamento europeo : prevenzione (produrre meno rifiuti) e riciclaggio. "Le quantità di rifiuti destinate allo smaltimento finale siano ridotte al minimo assoluto" dice testualmente il programma.

Le posizioni espresse dal Comitato di Borsano suonano quindi anacronistiche ed antistoriche (anche il tanto invocato Piano Provinciale è anacronistico, essendo stato concepito nel 1993, cioè in un contesto definitivamente superato, uno dei pochi oggetti da buttare senza neanche riciclarlo).

Inserendosi nel dibattito, il Presidente della Provincia Ferrario afferma che l’unico punto del suo programma non realizzato è proprio il secondo inceneritore.

Eppure aveva una maggioranza assoluta (e blindatissima), e voleva, fortissimamente voleva, l’inceneritore del Nord. Ci sarà un motivo per cui una posizione di così grande forza e determinazione non è riuscita nel suo intento.

Certo c’è stata una mobilitazione senza precedenti che ha fermato per ben due volte le decisioni operative. Con la rivolta dei Sindaci (tra cui anche Varese)e soprattutto con i Comitati ed i cittadini, in due manifestazioni di piazza, 14.000 firme raccolte, oltre 20 assemblee che hanno interessato un’area ben più vasta del solo sito di Caronno Corbellaro, destinatario dell’impianto secondo la volontà di Ferrario.

Ma insieme alla mobilitazione delle popolazioni locali c’è stato un incessante lavoro di analisi, di studio dei dati, di elaborazione di idee e proposte sul tema dei rifiuti, rivolto a tutti gli abitanti della provincia di Varese.

La questione insomma è uscita dallo stretto ambito locale per investire tutta la nostra comunità e farsi carico di un problema comune.

I risultati si sono visti : il consenso intorno a queste posizioni è cresciuto di giorno in giorno, toccando ogni strato della società, dalle associazioni, alle forze politiche, ai media, a molti rappresentanti istituzionali.

Le iniziative sono andate ben al di là della semplice mobilitazione, con un’intensità di sensibilizzazione ed informazione verso le scuole, articoli ed interventi sulla stampa, fino a contribuire a due disegni di Legge Regionale e ad un organico progetto di sistema integrato di gestione dei rifiuti, presentato in febbraio a Varese.

Nell’insieme è stata una vera e propria campagna di educazione e crescita culturale.

Oggi se ne può trarre un bilancio entusiasmante su almeno due fronti.

Il primo e più visibile è lo stop al progetto del secondo inceneritore e l’avvio di un serio ripensamento sulla strategia di gestione rifiuti che coinvolge la stessa Provincia e si manifesta nella positiva azione dell’Osservatorio provinciale dei rifiuti.

Il secondo è quello molto concreto dei progressi che misuriamo con la prossima apertura dell’impianto di compostaggio di Gemonio, che abbiamo sostenuto contro immotivate contestazioni locali, e con il numero crescente di Comuni impegnati nella raccolta dell’umido, che danno una prospettiva completamente diversa al futuro dei rifiuri nella nostra provincia.

Abbiamo invece raccolto molto poco sul fronte della riduzione dei rifiuti, ambito molto più difficile da trattare perché tocca gli attuali modelli produttivi e le nostre consolidate abitudini di consumo.

Circolano sempre più merci, con cicli di vita sempre più brevi, si diffonde l’usa e getta, gli oggetti che compriamo sono sempre più ricoperti da strati e strati di imballaggio destinati a finire nelle nostre pattumiere.

Si può cominciare a fare qualcosa e ad ottenere risultati con la partecipazione di tutti , a partire dall’iniziativa delle pubbliche amministrazioni e dalle categorie produttive, prima delle altre degli industriali e dei commercianti.

Difficile sperare in volontà politica ed iniziativa in chi ha avuto nel proprio orizzonte solo ed unicamente l’inceneritore.

Ma anche dalle categorie produttive, più volte sollecitate anche attraverso le loro organizzazioni, non sono venuti che disinteresse e deresponsabilizzazione.

Amici di Borsano e Gorla, non è ora di parlarne ?

Fulvio Fagiani

Coordinamento varesino per la gestione dei rifiuti

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 novembre 2001
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