Sant’ Antonio Abate, dove gli straordinari non finiscono mai

L'azienda ospedaliera stretta tra bilancio e organici carenti. E le ore di lavoro salgono alle stelle

«Ci sono infermieri e operatori che, a furia di straordinari, hanno ancora intatti i giorni di ferie annuali». E’ un ritornello frequente, insistente, quello degli straordinari che dilagano nell’azienda ospedaliera. Basta fermarsi a parlare con chiunque abbia un camice bianco o verde o una tuta arancione. Lo dicono i sindacati, tutti, e lo ripetono a vario titoli molti dei lavoratori che oggi (martedì 20) sono andati alle urne per rinnovare la Rsu dell’azienda ospedaliera S. Antonio Abate di Gallarate, Somma Lombardo e Angera.
I motivi? Semplici: contenimento del budget, mancanza di infermieri, gestione del personale compressa inevitabilmente dalla necessità di fare tutto con le forze in campo. Niente campagna acquisti a metà stagione, allora. «La delibera regionale che sta per arrivare parla chiaro» spiega Adele Casula, caposala a Gallarate e sindacalista della Uil. «Si parla di blocco delle assunzioni. Il problema rimarrà lo stesso di sempre e cioè che l’azienda usa gli straordinari per gestire l’ordinario». 
In alcuni servizi la situazione é cronica. «Posso stare a casa per recuperare ore di lavoro – spiega Adriano Pinaffo, autista del servizio ambulanza della Cisl – ma, con l’attuale organico, c’è sempre un collega che mi deve sostituire e che farà a sua volta ore in più al di fuori dell’orario normale: è un gatto che si morde la coda». E così la situazione é divenuta paradossale. «Di fronte a un Pretore del lavoro l’azienda sarebbe probabilmente condannata – raccontano Luisa Pistocchi e Giocondo Trotta della Fsi, in servizio al Bellini di Somma Lombardo – ma sa cosa ci hanno risposto? Che se faremo un azione legale apriranno un mutuo e pagheranno. Ma così le cose non cambieranno».
Il contenimento dei costi impone all’ospedale una politica di equilibrio che può inevitabilmente evidenziare delle pecche. I sindacati, dopo l’elezione della Rsu, battono sul testo del coinvolgimento nelle decisioni, soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione del personale. Ordini di servizio, in sostanza delle precettazioni, e assegnazione degli incarichi i due punti su cui si lamenta la maggiore latitanza dell’azienda. Ma c’è chi si spinge oltre nelle critiche. «Fa carriera solo chi è fedele all’amministrazione» è il durissimo giudizio di Antonia Amato della Cgil. «I capiservizi hanno molto potere discrezionale, invece vorremmo che si distribuissero gli incarichi con criteri più equi».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 novembre 2001
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