Strage in famiglia: morte moglie e figlia, il padre è all’ospedale

La lite in famiglia iniziata intorno alle 14 di oggi, 24 novembre, è degenerata in strage un paio d'ore dopo

E’ ancora incerta la dinamica della  lite familiare terminata in tragedia che ha sconvolto e insanguinato Abbiate Guazzone, una frazione di Tradate. Nella conferenza stampa indetta a poche ore dal delitto, nella sera di sabato 24 novembre, il magistrato a cui è stata affidata l’indagine, il sostituto procuratore Francesco Paganini ha innanzitutto tenuto a precisare che "Non è da confermare l’ipotesi che sta circolando in queste ore di un omicidio – suicidio". Gli elementi non sono ancora sufficienti, la situazione non è così chiara come le prime ricostruzioni volevano far credere.

Non è quindi certo se Pietro Volontè, 37 anni, operaio plastico, abitante in via Sabotino 30 ad Abbiate Guazzone, in una delle casette a schiera vicino al supermercato Coop e alla Varesina, abbia ucciso sua moglie Patrizia Duregon, 35 anni, infermiera all’ospedale di Tradate e sua figlia Giulia di nove anni, cercando poi di suicidarsi tagliandosi la gola.

Innanzitutto, come hanno spiegato i rappresentanti delle forze dell’ordine che stanno seguendo le indagini, il colonnello Capriati del comando provinciale di Varese e il maresciallo Risi della compagnia di Saronno, i coltelli sequestrati in casa sono due, insanguinati, trovati non nelle mani dei protagonisti della tragedia ma distanti dai loro corpi. Poi, la situazione della casa fa pensare che non si sia trattato di una "situazione statica" come è stata delicatamente definita: che, insomma, il sangue sparso in giro fa piuttosto pensare ad inseguimenti per le stanze, o comunque a spostamenti per la casa che si sviluppa su due piani. 

Chi abbia accoltellato chi è invece un elemento sul quale gli inquirenti non si sentono di sbilanciarsi: anzi la consegna, prima delle necessarie perizie, è quella di essere prudenti. Su di una cosa, però, i carabinieri sono certi: il delitto è avvenuto tra le quattro mura di casa, non ci sono altre persone esterne coinvolte. Tant’è vero che i soccorritori, per entrare nella casa, hanno dovuto sfondarne la porta. Qualche ipotesi in realtà il magistrato l’ha anche delineata: "E’ possibile che la donna si sia difesa. – ammesso Paganini – Ma sono in corso gli accertamenti per avvalorare o escludere questa ipotesi". A dare corpo a questa possibilità ci sono i due coltelli insanguinati, il fatto che le macchie di sangue siano sparse per la casa, il fatto che secondo quello che hanno raccontato i carabinieri la donna e la bimba avessero molte ferite sparse sul corpo, mentre le ferite di lui sono concentrate sulla gola e sul viso.

Gli altri particolari seguono invece il filo dei racconti dei vicini, che riferiscono di urla e di una gran confusione provenire dalla casa dei Volontè, di solito così tranquilla. Le prime voci concitate sono state sentite dai vicini poco dopo le due di pomeriggio. Una lite che è andata degenerando, poi un grande silenzio. Infine, i vicini hanno sentito la sirena della prima ambulanza, intorno alle 16, che portava via il Volontè, subito sottoposto ad intervento chirurgico all’ospedale di Tradate. Subito dopo, avvertite dagli occupanti della prima, sono arrivate le altre due ambulanze, per soccorrere per la moglie e la figlia evidentemente in condizioni disperate, tanto che poco dopo il ricovero sono morte entrambe: Giulia all’ospedale di Tradate, la mamma in quello di Varese.

Carabinieri e magistrato non si sentono di confermare per ora nemmeno la voce che ad avvertire il nonno della pesante lite sia stata proprio la bambina, che doveva compiere dieci anni, con una telefonata in cui al momento di riattaccare la cornetta è caduta lasciandoli in linea: un caso che avrebbe permesso al nonno di comprendere almeno parzialmente la gravità della situazione. La ricostruzione dell’accaduto si basa però finora su informazioni raccolte tra i vicini di casa: i carabinieri stanno procedendo alle verifiche sui tabulati della compagnia telefonica. 

I periti hanno sigillato la casa e isolato la zona per poter effettuare i necessari rilevamenti: lavoreranno tutta la notte per poter sbrogliare il più in fretta possibile questa intricata matassa, per poter dare contorni più precisi a fatti e responsabilità di quella che non può che essere definita, come minimo, una gran brutta e triste storia.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 novembre 2001
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