«Vogliamo la verità sulla morte di Raffaella»

Il racconto dei parenti della giovane donna morta dopo aver partorito

Elena Raffaella pesa quasi quattro chili e dorme nella sua culla, tra gli altri bambini del nido. Ma non è come gli altri neonati: lei non ha più la mamma. Gli altri vengono portati avanti e indietro per le poppate, lei è solo circondata da visi disperati, da occhi gonfi dal pianto. "Avevano deciso di chiamarla Elena, ma adesso si chiamerà anche Raffaella come la sua mamma", dice la nonna Caterina Gaudino, distrutta dal dolore. Oggi ha una nipotina bellissima ma non ha più una figlia, Raffaella, 28 anni, morta dopo il parto. Che cosa sia accaduto nessuno lo sa: i medici nel reparto di ostetricia oggi, a poche ore dalla tragedia, non sanno cosa dire, non si pronunciano; nei corridoi riecheggia un’unica frase, sempre la stessa "Abbiamo fatto tutto quello che era possibile, è stata una disgrazia". Una disgrazia. Sarà il magistrato a decidere se davvero, in quelle ore , è accaduto l’imponderabile. Martedì un perito eseguirà l’autopsia ed emetterà il "verdetto"; se davvero non si poteva fare nulla il caso verrà chiuso, altrimenti i parenti hanno annunciato una battaglia durissima.
Il marito, Massimiliano Vanini, è disperato ma lucido: vuole capire, andare fino in fondo.
Racconta la mamma di Raffaella:"Giovedì sera mia figlia ha cominciato ad avere le contrazioni ed è entrata in ospedale. Il parto è andato bene e Massimiliano le ha fatto vedere la bambina; lei si è commossa, è riuscita a dire che era bellissima. Poi la bimba è stata portata via e il marito si è allontanato, è venuto in sala d’attesa da noi. Che cosa sia successo dopo non lo sappiamo ed è quello che vogliamo scoprire. Io chiedevo ai medici di farmi vedere mia figlia, loro mi rispondevano che non era possibile. Ad un certo punto – continua a raccontare la signora Caterina – ho visto medici e infermieri correre avanti e indietro con flaconi di sangue. Non credevo che fossero per mia figlia.
Ho aspettato nel corridoio ma nessuno ci diceva niente, alle due ci hanno comunicato che Raffaella aveva avuto un’emorragia ed era morta". Tutto fa supporre che gli eventi siano precipitati ma i parenti, sconvolti, sostengono che ci siano molte ombre sulle ultime ore di vita di Raffaella. La parola a questo punto passa al magistrato, che è già in possesso delle cartelle cliniche consegnate dalla stessa direzione dell’ospedale subito dopo il decesso.
Massimiliano e Raffaella vivevano a Brinzio, in via Piave 15, ed erano sposati da appena due anni anche se si frequentavano da quando erano ragazzi. Lei, prima del matrimonio viveva a Cinisello Balsamo; a Varese lavorava al centro unico prenotazioni mentre Massimilano è autista di autobus e lavora per la ditta Castano.
Avevano atteso un po’ prima di decidere di mettere al mondo un bambino: "Aveva paura del dolore fisico" dice ancora la signora Caterina e adesso queste parole, pronunciate almeno una volta da tutte le future mamme, assumono un significato terribile.
Al Cup raccontano che Raffaella Gaudino era stata assunta nel 2000 ed aveva lavorato qualche mese, poi aveva annunciato di aspettare un bambino e le prime nausee l’avevano costretta ad allentare un po’ i ritmi. "Nelle ultime settimane passava sempre a salutare quando, il venerdì, andava a seguire il corso di preparazione al parto – raccontano le colleghe – e l’ultima volta abbiamo scherzato perché i termini erano scaduti e ancora la bimba non si decideva a nascere". Quando hanno rivista Raffaella era composta su un lettino, ormai immobile.
Tutti sconvolti, anche all’ospedale del Ponte, nella maternità da sabato scorso trasferita all’interno del nuovo polo dei bambini; la donna, dicono i medici, dopo l’emorragia è stata tenuta costantemente sotto controllo, monitorata, ma in sole cinque ore la situazione è precipitata. I parenti vogliono sapere ora se è stato fatto davvero tutto il possibile, se è stata tentata ogni tipo di rianimazione con tutti gli strumenti a disposizione. Divisi tra rabbia e dolore, parlano anche di malasanità. Ma è comprensibile, la storia della famiglia Gaudino è macchiata da un’altra tragedia: la cugina di Raffaella è morta a vent’anni. "Un errore dei medici – sostiene la zia di Raffaella – e sono otto anni che sto portando avanti una battaglia giudiziaria che forse finirà senza colpevoli. Per Raffaella non voglio che sia così, se qualcuno ha sbagliato deve pagare. E l’ospedale non deve coprirlo".
In mezzo a tutto questo Elena Raffaella dorme, dopo aver pianto tutta la notte ed essere stata cullata e coccolata dalle infermiere. Tornerà presto a casa con il suo papà e il nonno: una fortuna che abitino nella stessa a casa a Brinzio. Della sua mamma avrà solo le foto.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 novembre 2001
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