Associazioni e comuni non si arrendono

Via libera alla Merone che brucerà combustibili alternativi. E il sindaco Sessa non esclude di chiedere risarcimenti ai cittadini

Via libera al nuovo impianto della cementeria Merone di Ternate che potrà ora bruciare combustibili alternativi derivanti dai rifiuti industriali. Lo ha deciso il Consiglio di Stato che ha emesso una sentenza che annulla di fatto quella del Tar Lombardia che nei mesi scorsi aveva dichiarato illegittima la delibera regionale che aveva dato l’ok all’impianto. Regolari tutti gli iter amministrativi, anche quelli del comune di Ternate, come ha spiegato il sindaco Elena Sessa in un avviso alla cittadinanza, in cui non ha escluso la possibilità di chiedere un risarcimento dei danni subiti. Le spese legali di ventimila euro, a questo ammonterebbe l’entità del danno, potrebbero quindi essere richieste a quei cittadini abitanti nelle vicinanze dell’impianto, al consorzio del lago di Monate e a tutti quei comuni che avevano presentato il ricorso al tar.
E ora cosa si può fare? Se lo sono chieste le associazioni come il Gobbino, Legambiente che si sono date appuntamento ieri sera nella sala consigliare di Travedona Monate per elaborare le possibili iniziative. È tutto ancora a livello di proposte che vedranno impegnate le associazioni che si erano mobilitate contro il nuovo impianto, definito l’altro inceneritore della provincia. «È chiaro che intanto la cementeria comincia a bruciare ed è chiaro che non smetterà mai di farlo – ha detto Giovanni Ravasi, presidente del Gobbino – ma sono altrettanto convinto che non ci si debba fermare e lavorare facendo controinformazione, se dal punto di vista legale non si può più fare molto è possibile invece lavorare per controllare quello che fanno, anche perché l’attuale commissione di controllo rappresenta una presa in giro, nella quale non è ancora chiaro quante risorse, quanto potere reale possa applicare nella funzione che si è proposta». 
Dal punto di vista legale non c’è molto da fare. Lo ha detto anche l’avvocato del Consorzio per la tutela e la salvaguardia del Lago di Monate Emanuele Boscolo. La possibilità teorica di ricorrere al Consiglio di Stato non è suffragata dalle condizioni necessarie. E quindi? «Esisterebbero mille possibilità e iniziative che possono essere intraprese relative alla vigilanza e al controllo dell’attività della cementeria» spiega l’avvocato. Si tratta di capire come ha intenzione di agire il Consorzio e i sindaci che contro il nuovo impianto avevano costituito un compatto fronte del no, fatto di almeno quindici comuni del territorio circostante il cementificio. Quanto alla possibile richiesta di risarcimenti, sembra trattarsi di una richiesta inappropriata, visto che l’iter giudiziario intrapreso finora dovrebbe già avere compensato le spese.

Anche i sindaci stanno valutando il da farsi. E fra le varie possibilità c’è quella di un ricorso al Presidente della Repubblica. 


di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 agosto 2002
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