Cosa succede in fabbrica?

Due generazioni di lavoratori a confronto

Nessuno ormai tenta più la mediazione. Lo scontro c’è, e si vede. "Il Patto per l’Italia" divide il sindacato e in fabbrica le cose tra i lavoratori non vanno per il meglio. C’è tensione nella base e per gli operai di vecchio corso, come Domenico La Forgia, dal 1968 alla Ignis e poi alla Whirlpool, il clima che si vive oggi è un déjà vu. «Sono più di trent’anni che faccio l’operaio metalmeccanico e questa situazione è paragonabile all’autunno caldo di tanti anni fa. La differenza è che il sindacato è diviso e questa divisione si riflette sui lavoratori con tensioni pericolose. Molti operai, che hanno votato per questa maggioranza, oggi si trovano a vivere una situazione paradossale e lacerante. Questa stagione di lotta è fatta anche per loro». 
«Per il sindacato – continua La Forgia – questa situazione puo’ essere un’opportunità, perché puo’ ritrovare una ragione di rinnovamento sia nell’azione, sia per un’unità più solida. Per alcuni delegati è il momento di ritrovare un’idealità perduta. È finito il tempo delle mediazioni sottobanco e delle pastette, su certe questioni non si puo’ trattare».

Per i lavoratori più giovani la musica cambia. La questione dei diritti non sempre viene percepita nella sua reale portata collettiva, come racconta Simona Pulvirenti, lavoratrice metalmeccanica a tempo determinato. «Mi sono avvicinata al sindacato grazie a mia madre che è una delegata della Cgil. Ma ho capito l’importanza della partecipazione democratica, quando l’ho sperimentata sulla mia pelle. La sensazione netta che ho è che in fabbrica i più giovani credono di essere intoccabili, nonostante tutto e tutti. Percepiscono i problemi e le tensioni sindacali su un piano individuale e non collettivo. I diritti sono il frutto di un percorso democratico, fatto anche di dissensi, che non puo’ prescindere dalla partecipazione. Questo non significa che tutti debbano scioperare per forza, anche il dissenso ha il suo valore quando diventa una scelta. Purtroppo c’è anche chi non si fa coinvolgere per paura, soprattutto se ha un contratto a tempo determinato, per il timore che non gli venga rinnovato».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 31 agosto 2002
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