Gioco patologico: una malattia invisibile

Il caso della direttrice di Verbania ripropone l'allarme lanciato più volte dall'Asl di Varese. Casinò, slot machines, video poker e scommesse fanno lievitare le occasioni di gioco d'azzardo

«Mai abbassare la guardia». La dottoressa Daniela Capitanucci responsabile del progetto del Servizio Dipendenze dell’Asl per il gioco d’azzardo lancia nuovamente l’allarme. «In territorio elvetico sta impazzando la voglia di gioco: oltre a Campione, dobbiamo ora fare i conti con Lugano che si è attrezzata come un vero e proprio casinò e presto riaprirà il Kursaal di Mendrisio.». Si moltiplicano le occasioni e crescono i casi di "giocatore patologico", colui che fa dell’azzardo la ragione di vita. «Purtroppo nella nostra provincia la situazione è sempre  drammatica. La cosa più triste è che quando si rivolgono a noi, le persone ormai sono nel baratro. Manca un’informazione corretta, ma la ragione vera è che non si accetta mai di considerare i propri impulsi una malattia. Si sottovalutano le avvisaglie». Tra gli ultimi casi presi in cura dal Sert anche due detenuti, finiti in carcere proprio per reati legati al gioco d’azzardo : «È triste, ma quando arrivano al Sert spesso hanno già perso ogni controllo e si sono macchiati di reati che vanno dal furto alla truffa alla prostituzione».
Per loro il Sert, ce ne sono 4 in tutta la provincia, in forma riservata e gratuita studia e mette in atto le terapie più indicate per le domande portate dal paziente (dall’intervento ambulatoriale, al ricovero ospedaliero, all’inserimento in Gruppi di Auto aiuto).
E che la richiesta sia ormai diffusa è confermata dal successo che ha ottenuto un corso, svoltosi a Saronno lo scorso giugno, riservato agli operatori e dedicato alla terapia di gruppo per il gioco d’azzardo «I posti erano purtroppo solo 65 e abbiamo dovuto dire no a tantissime richieste che ci sono giunte dal territorio ma anche da fuori» commenta la dottoressa Capitanucci.
Per l’autunno è in programma una grande manifestazione: «Il 24 ottobre al teatro Impero ci sarà una serata aperta a tutti proprio dedicata a questa problematica – spiega la responsabile del progetto – Non si tratta di una conferenza. Abbiamo pensato di allestire una rappresentazione teatrale "integrata": al testo di Arthur Schnitzler "Gioco all’alba", in cui si narra la disperata ricerca
di una somma di denaro per pagare i debiti di gioco, operatori professionali daranno riferimenti precisi sulla patologia e sull’attività di recupero. Sul palcoscenico, quindi, agiranno insieme attori e medici o infermieri, tutti con il proprio ruolo.» I dettagli della serata sono ancora in fase di studio. Quello che è certo è che il messaggio sarà diretto e ben chiaro. In un periodo in cui proliferano le slot machines e si parla di un aumento dei casinò, il pericolo si fa consistente e occorre affinare le tecniche di cura.


di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 agosto 2002
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