Sui cementifici subito un tavolo di confronto

La Cgil: «Sulle questioni ambientali molto si può decidere a livello internazionale ma moltissimo si decide a livello locale, spesso più di quanto immaginiamo»

Riceviamo e pubblichiamo 

Sulle questioni ambientali molto si può decidere a livello internazionale (la conferenza di Kyoto prima e in questi giorni il summit mondiale sullo sviluppo sostenibile a Johannesburg) e a livello nazionale, ma moltissimo si decide a livello locale, spesso più di quanto immaginiamo.

La dimensione locale è essenziale nella costruzione di uno sviluppo tendente alla sostenibilità, alla qualità sociale e ambientale dello sviluppo, per la qualità di vita dei cittadini, il benessere, la difesa della salute e i diritti di chi lavora.

Sono ormai parecchi mesi che le due cementerie esistenti in provincia ( Colacem SpA di Caravate e Cementeria Merone di Ternate ) si trovano al centro di un dibattito molto complesso. Ognuno di noi è toccato in maniera diversa dagli avvenimenti, così come ognuno di noi si è formato un’opinione di quello che sta accadendo. 
Da diversi anni, ormai sono gradatamente aumentate le occasioni nelle quali per i cementifici ai problemi tradizionali di polveri e di escavazione si sono aggiunti i problemi connessi all’utilizzo di combustibili non convenzionali, cioè diversi da quelli classici come carbone, metano, gasolio, ecc. ma di volta in volta prodotti di residuo, di scarto, di rifiuto di una serie di materie prime riutilizzate come combustibili alternativi (gomme triturate, oli esausti, combustibili da recupero, rifiuti, prodotti residui di lavorazioni, farine proteiche ecc).
Come se i forni di cottura delle cementerie fossero di fatto dei termodistruttori.

Non c’è dubbio che vi sono molti che senza badare al ruolo che la produzione del cemento ha nell’economia e nello smaltimento di alcuni rifiuti, la parte non riciclabile ovviamente, guardano con insofferenza ai cementifici esistenti, soprattutto per gli effetti negativi che hanno sull’ambiente. L’uso strumentale della lotta politica, la presenza di comitati che in qualche caso sono animati da sincero spirito di tutela del territorio e della popolazione (ad esempio il Gobbino) e in qualche caso, seppure sporadico, da chi cavalca la protesta interessato per propri fini personali .

Le due cementerie garantiscono fonte di reddito affidabile per chi ci lavora e solide prospettive occupazionali ad un buon numero di lavoratori direttamente ed indirettamente. Questo certamente non significa che dobbiamo sottacere i problemi connessi con l’inquinamento e gli effetti negativi sull’ambiente.

Siamo i primi ad essere interessati al fatto che le aziende sviluppino produzioni compatibili con il territorio, con la salute dei lavoratori, innanzitutto, e dei cittadini che vivono, loro malgrado, a ridosso; consapevoli del fatto che se aumenta la qualità sociale e ambientale dello sviluppo, la sicurezza dei cittadini, il benessere, si hanno maggiori garanzie anche per il lavoro. In tal senso servono maggiori sforzi delle aziende in investimenti diretti ad adeguare gli impianti alle esigenze di sicurezza per i lavoratori e di miglioramento della qualità di vita che i cittadini del territorio giustamente pretendono.

A tal fine, sentiamo il bisogno di un confronto con le associazioni ambientaliste e con coloro che hanno a cuore il futuro del territorio. Perciò , proponiamo formalmente un incontro da tenersi entro il mese di settembre.

Vogliamo aprire un dibattito con le istituzioni, con i lavoratori, con i cittadini per concordare una piattaforma d’intesa che possa conciliare la lotta per la difesa ambientale con la lotta per la difesa occupazionale. Lavorare insieme per costruire un’ipotesi diversa e migliore rispetto all’attuale fase per uno sviluppo giusto e diritti certi per chi lavora. Argomenti così importanti e delicati come la tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori, la tutela generale dell’ambiente devono essere affrontati con serietà e raziocinio ponendoli assolutamente in modo prioritari nell’azione quotidiana di tutti i soggetti interessati. La nostra proposta è questa:

 Unire sensibilità ambientale e professionalità specializzate per trovare il giusto equilibrio per rispondere alle esigenze della società moderna, costruire strade, infrastrutture, case, ecc. “bruciare” in modo corretto rifiuti non più riciclabili e la tutela ambientale. In una provincia che ha bisogno di sostenibilità e qualità, ma anche di riassetto idrogeologico del territorio e di infrastrutture mancanti. 

.Promuovere un tavolo di parterariato attorno al quale chiamare ripetutamente: – Amministrazione Provinciale (Ente preposto al rilascio d’autorizzazioni) – Comuni interessati alle sedi delle cementerie e quelli limitrofi (potrebbe in tal senso essere una rappresentanza dei comuni aderenti ad Agenda 21) – le organizzazioni e le parti sociali interessate (Unione Industriali e proprietà,Organizzazioni Sindacali e R.S.U.) – L’ASL per le competenze in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro; – l’ARPA in materia d’emissioni e relativi controlli; – i rappresentanti delle associazioni ambientaliste locali · 

.Definire un protocollo operativo che sancisca alcuni punti di chiarezza e trasparenza: chi autorizza l’uso dei materiali combustibili, come e attraverso quale procedimento decisionale? Chi garantisce il rispetto di eventuali impegni? Chi esercita i controlli affinché le prescrizioni delle autorizzazioni siano corrispondenti e puntualmente rispettate? Come sono coinvolte le rappresentanze sindacali, i delegati alla sicurezza dei lavoratori che si trovano a dover convivere quotidianamente con questi materiali riutilizzati e a dover effettuare la manutenzione degli impianti? 
· Annualmente dovrà essere redatto, pubblicato ed esposto un rapporto alla cittadinanza per la socializzazione di tutti i dati;

Noi opereremo perché si crei un’intesa attorno alla grande questione dell’ecocompatibilità degli stabilimenti. Per noi il rispetto delle leggi in campo ambientale è un punto irrinunciabile, perché tali leggi tutelano in primo luogo il bene più alto di cui dispongono i lavoratori: la vita. La difesa della salute dei lavoratori è anche garanzia della più generale difesa della salute di tutti i cittadini del territorio. Riteniamo che la garanzia occupazionale dei lavoratori passi anche attraverso la messa a norma degli impianti. Pur con diverse sensibilità e modalità di approccio al problema, occorre lavorare assieme per uno sviluppo sostenibile e per un miglioramento complessivo della qualità della vita dei lavoratori e dei cittadini. 

Domenico Lumastro
Segretario Generale FILLEA CGIL Varese

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 agosto 2002
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