Un po’ più soli ma non abbandonati, Varese attenta ai suoi anziani

L'Asl offre assistenza domiciliare ai non autosufficienti. Ma anche Comune e volontari sono attivi per dare sostegno a chi non è più giovane ed è rimasto in città

Pochi negozi sotto casa e per giunta chiusi. Figli e nipoti in vacanza, strade deserte. Se l’alternativa è stare soli e senza assistenza, meglio l’ospedale, ed è così trascorrono le vacanze molti anziani, per decisione autonoma o per scelta dei figli. 
A Varese, e questa è la notizia positiva, non sono molti anche perché l’assistenza domiciliare funziona bene, ma non solo: la situazione degli anziani non è così allarmante come in altre città. Non un’isola felice, sia chiaro e il caso dei due anziani che si erano barricati in casa in via Vela e vivevano soli e in uno stato di totale abbandono e trascuratezza lo dimostra: «Tuttavia casi limite come quello si verificano raramente – spiega il direttore sociale dell’Asl Alessandro Vitelmi (nella foto) – C’è attenzione nei confronti del problema. Il prefetto fa ogni anno, prima dell’estate, una riunione in questura per coordinare i vari enti che operano in provincia. In questo modo le forze non vengono disperse e c’è una copertura totale del territorio per tutto il periodo estivo. Certo, nessuno ha la pretesa di conoscere a fondo le situazioni e di arrivare sempre ovunque, ma la volontà di operare al meglio esiste». 
L’Asl ha un dipartimento che si occupa, tra le altre cose, anche di assistenza domiciliare integrata :«L’Assistenza Domiciliare Integrata (A.D.I.) offre cure sanitarie al domicilio di persone di qualsiasi età affette da malattie temporaneamente o permanentemente invalidanti e che non possono accedere a servizi o strutture ambulatoriali. Con questa assistenza si evitano ricoveri non necessari e si garantisce la continuità di cure adeguate dopo la dimissione dall’ospedale. 
Le infermiere professionali impegnate sono tre e assistono attualmente una ventina di anziani». 
Oltre all’Asl e ai Servizi Sociali del Comune c’è anche la Caritas che si occupa degli anziani: il volontariato non manca e trova un punto di riferimento nelle parrocchie:«Siamo abbastanza certi che a Varese e in provincia, la gente conosca bene la situazione dei vicini di casa, sappia insomma se un anziano vive solo, ha bisogno di assistenza sanitaria o solo di compagnia». 
Insomma, lo slogan estivo "adotta un nonno" per Varese funziona più o meno tutto l’anno. «Direi che è così – dice ancora Alessandro Vitelmi – anche se è un po’ semplicistico e riduttivo. Non sempre gli anziani vogliono compagnia, ci sono momenti della vita in cui l’uomo ha voglia di appartarsi e, a mio avviso, questa necessità deve essere rispettata. Va bene la solidarietà, ma solo se richiesta. Bisogna fare un patto con l’altro per andare davvero incontro alle sue esigenze senza violare il privato, pensando in questo modo di mettere a tacere le nostre coscienze. 
Trovo sciocco parlare di "adozione". Occorre riportare tutto alla normalità della vita: si nasce, si cresce, si invecchia. E, a volte, si ha voglia di restare soli».
   


di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 agosto 2002
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