«Anche a Varese bisogna radicare lo spirito di Cofferati»

Varese - Arriva il "Cinese" e Rocco Cordì lancia la sfida della sinistra dei movimenti. Marzaro: «Non dividiamoci, i valori comuni ci uniscono»

Altro che Gengis Khan, il devastatore. Sergio Cofferati, dicono quelli di Aprile, la sinistra interna ai Ds, arriva sostenuto da un risveglio della società civile, da furori di popolo. Ma l’altra parte dei Ds, la maggioranza riformista che ha vinto il congresso di Pesaro comincia a fare argine alla straripante influenza mediatica che l’arrivo del cinese a reti unificate sta manifestando nella “Italia che resiste”.
Rocco Cordì, storico leader della sinistra comunista prima e diessina poi, non nasconde la soddisfazione per aver centrato l’obiettivo. Cofferati al teatro Impero di Varese, il giorno dopo il derby televisivo con D’Alema, riporta al centro del dibattito politico proprio la sinistra diffusa. Quella dei movimenti, dei girotondi. Mentre l’ex correntone (“Aprile per la sinistra”) si appresta a celebrare, a febbraio, un’assemblea costitutiva a Varese, e in marzo a Roma, che assomiglia molto a un congresso di partito.
«L’attesa per l’arrivo di Cofferati è palpabile – dice Cordì – ma mi chiedo anche cosa succederà dopo».
Da via Monterosa, sede della Quercia, è il segretario provinciale che prova a dare una risposta: «Io sarò in prima fila – dice Manolo Marzaro – in questo momento di ripresa sono contento che la società civile abbia ricominciato a discutere, non vorrei però che si buttasse via la fatica di tanti militanti che hanno resistito a tante difficoltà e che ora potrebbero essere bollati come burocrazia».
Ma Cordì guarda molto alto, e molto oltre l’attuale forma organizzativa: «Il partito di massa non esiste più, è stato mandato in soffitta da una politica che voleva forme più leggere. La sinistra, per tornare a vincere, ha quindi bisogno di mettere in contatto tutti i suoi soggetti, dentro e fuori i partiti».
L’anima della “nuova” sinistra, quella che, per dirla con Cordì, «ha fatto saltare le sedie nelle stanze chiuse degli addetti ai lavori», passa dunque dallo spirito del cinese:
«Cofferati non è Dio, è solo una figura che ha incarnato in maniera emblematica, con le sue lotte sindacali, l’idea che i diritti non si svendono, e che ora vuole dialogare con la società reale».
Ma anche Marzaro vuole il dialogo. E parla di organismi politici capaci di riattivare l’Ulivo e il suo rapporto con la società, e propone, a sua volta, in direzione provinciale, una Convenzione per il Varesotto, declinazione locale della politica fassiniana del collaboriamo, partiti e società civile, per combattere Berlusconi e la Lega. «Con un po’ di pazienza, e senza inutili sovraesposizioni, in silenzio, faremo cose buone» dice.
Cordì e quelli di Aprile, in silenzio e con umiltà, ora che radio, giornali e Tv parlano ogni giorno del cinese, non ci vogliono stare. La politica è anche comunicazione, ci mancherebbe altro. «Gli spazi di discussione all’interno dei partiti si sono atrofizzati e allora bisogna cercare degli spazi al di fuori, per fare politica».
E la stoccatina a qualche compagno poco amato non manca. «C’è stata qualche polemicuzza – aggiunge Cordì – c’è chi ha usato i giornali per scatenare il suo livore, ma è il destino dei peones, quello di ripetere a pappagallo le idee dei vertici». Parola d’ordine: radicare anche a Varese lo spirito di Cofferati. E militanti, quelli delle feste de l’Unità, che tengono aperte le sezioni? «Sono preoccupati – chiosa Marzaro – hanno paura che si parli di scissione. Ma dobbiamo restare insieme, perché le cose che ci uniscono sono più importanti di quelle che ci dividono»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 gennaio 2003
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