Cofferati conquista l’Impero

Varese - Bagno di folla per l'incontro con l'ex segretario della Cgil. Molta gente è stata costretta a rimanere fuori dal cinema-teatro, ma Cofferati è uscito a parlare anche con loro

Millecinquecento persone. il Cinema Teatro Impero stipato all’inverosimile e una folla accalcata all’entrata. La sindrome del “cinese” è scoppiata molto prima del suo arrivo. Alle 20, infatti, non c’era più un buco dove infilarsi. Persone di ogni età, militanti politici, gente comune e tanta Cgil naturalmente. Moltissimi giovani, merce rara nelle assemblee politiche. Tutti per lui. Generosi e passionali se, come ha detto lo stesso Cofferati, si sono mossi in una fredda serata e per di più infrasettimanale per ascoltare, magari in piedi e per ore, la sua idea di politica. Era già successo una settimana prima a Firenze e si è ripetuto a Varese.

È coerente, il cinese. Se fare politica vuole dire occuparsi degli altri lui dà il buon esempio e così, prima di iniziare l’intervista con il giornalista della Televisione svizzera italiana Lelio Demichelis, si alza e va fuori a parlare con quelli che non hanno potuto entrare nella sala. Sono tanti e lo accolgono con un caloroso applauso. Dice di essere disposto a ritornare per parlare con loro. Insomma si comporta già come un leader politico, anche se oggi è solo un dipendente illustre della Pirelli e scrittore. Il suo ritorno in sala è salutato da un altro applauso e dalla chiusura del discorso del diessino Rocco Cordì (ex correntone oggi “Aprile per la sinistra”). È un tavolo di rappresentanza nutrito quello che lo attende sul palco. Oltre all’intervistatore e al segretario provinciale della Cgil, Ivana Brunato, c’è tutto il movimentismo di Varese: un fronte amplissimo dall’Arci fino ai Girotondi, con tutto quello che ci sta in mezzo. A domanda, Cofferati risponde, a volte sforando un poco, ma risponde scatenando sempre l’entusiasmo della gente, specialmente quando parla di diritti e di lavoro. Alla domanda clou, ovvero che cosa farà da grande e se sarà il prossimo candidato per il centrosinistra, da solo o in tandem con Prodi, risponde con arguzia. «Prodi è una persona e un politico di grande qualità, ma, senza retorica, il problema è avere uno strumento come le primarie per individuare squadre leader». Come dire: l’incoronazione si fa consultando la base e il movimento, ergo nessuno è escluso, tantomeno lui, che a Firenze è già stato indicato come papabile dal Regista del movimento.

Ma se con Nanni Moretti, un mese fa, insieme alla passione e alla folla c’era una velata e giustificata deferenza intellettuale, lo stesso non accade con Cofferati. Il movimento vuole interagire e lo fa dalla platea a più riprese, anche con stizza. «Ecco io non sono come il cacciatore che appena apre la stagione venatoria spara su tutto ciò che si muove», dice di sé riferendosi al rapporto con i leader attuali del centro-sinistra. La metafora però non viene digerita dall’unico cacciatore presente in sala, che protesta ad alta voce e lo costringe a trovare un altro artificio retorico con cui impallinare l’attuale opposizione. Cofferati non dimentica di essere stato il leader della Cgil per molti anni e, sollecitato da Demichelis sul tema della partecipazione, ricorda i tre milioni di persone scese in piazza a Roma nel marzo scorso. «In quel momento di grande tensione per l’omicidio Biagi, il tentativo di delegittimazione nei nostri confronti era evidente. Eppure fu una prova di grande dignità e pace. Tre milioni di persone che sfilarono serenamente per il Foro Imperiale, con consapevolezza e responsabilità. Pensate a che cosa avrebbe fatto il centrodestra se un solo sasso fosse stato toccato». «Un condono», risponde una voce anonima dal pubblico. È proprio la sinistra che sta cambiando.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 gennaio 2003
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