Dopo la finanza tocca ai media realizzare le pedemontane del 2003?

Società - Mentre si allontana la possibilità di veder realizzata una rete stradale, avanzano il progetto bergamasco per la finanza e un'ipotesi per l'editoria

Il Nord Ovest della Lombardia ha sempre sognato un collegamento stradale che facilitasse rapide comunicazioni con Bergamo, primo e strategico riferimento del Nord Est, passando per altre due grandi realtà economiche come Como e Lecco.
Negli Anni Ottanta la costruzione di una pedemontana non sembrava più un sogno, ma poi scese in campo Milano, la città più rozzamente provinciale dell’intera regione, che pretese di trasformare la pedemontana in una arteria al suo servizio, cioè una sorta di maxicirconvallazione meneghina, ben più a sud del tracciato indispensabile alle quattro città dell’area prealpina.
Fa ridere chi parla di federalismo, di libertà e autonomia da Roma padrona: se riflettiamo sulla condizione attuale delle istituzioni locali ci accorgiamo che Milano ha sostituito più nei molti difetti che nelle scarse virtù la romana gestione del potere. Non a caso la pedemontana oggi è solo un malinconico ricordo.
Fallisce regolarmente la mano pubblica regionale nel Nord Ovest, si affermano invece i privati attuando ambiziosi progetti di crescita in un mercato aperto a tutti e dove la competizione di buone idee e del coraggio imprenditoriale non si imbatte
nella ottusità della politica.
E’ dei giorni scorsi la nascita di una sorta di pedemontana finanziaria, il polo bancario che la finanza cattolica ha realizzato sull’asse Bergamo, Lecco, Como, Varese, dove la Banca Popolare di Bergamo, pur rispettando l’identità di Credito Varesino e Popolare di Luino, ha creato una formidabile testa di ponte per ampliare il suo mercato finanziario.
La potenza di Bergamo non è di questi ultimi anni, è invece la risultante di un paziente e intelligente percorso, di strategie e azioni di uomini che esprimono di una notevole cultura
di impresa. E’ la potenza di una realtà dalle grandi tradizioni cristiane, è la saggezza di un buon governo che è ormai nel dna di tutte le generazioni, sempre impegnate perché ci sia continuità nell’operare con risultati più che dignitosi.
Avere oggi come riferimento la finanza cattolica bergamasca può rassicurare i varesini che hanno visto la loro classe dirigente perdere le banche create dai padri e dai nonni.
La finanza orobica da tempo si è messa in marcia per un’altra
“pedemontana”, quella mediatica, dell’informazione e ha già
conquistato i capisaldi di Lecco e Como acquisendo la maggioranza azionaria de La Provincia, storico quotidiano delle due città lariane. L’assalto è partito avendo nel carniere il leggendario, diffusissimo Eco di Bergamo: conquistate Como e Lecco fallì invece lo sbarco a Varese, dove c’è una centenaria e solida Prealpina corteggiata più volte anche da altri importanti editori. Il nostro quotidiano sta conquistando ampi spazi di vendita nel Milanese, in Piemonte, nel Legnanese, insomma è una “preda” ambita: mai dire mai, però visto l’impegno e l’entusiasmo dell’editore Roberto Ferrario oggi è più realistico pensare a una pedemontana giornalistica ferma a Como. A meno che la finanza cattolica bergamasca non pensi a un nuovo quotidiano nel Varesotto, realizzato in sinergia con La Provincia e L’Eco. Un’ipotesi, se ne parla, prevale lo scetticismo, ma il mondo cattolico è in fermento. Anche perché con Bergamo mai dire mai.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 gennaio 2003
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