Fine dell’incubo: non è stata la meningite ad uccidere Paolo

Varese - Esclusa ufficialmente l'ipotesi che sia stata la meningite ad uccidere il piccolo Paolo. Le analisi fugano ogni dubbio. Un superlaboratorio specializzato spiegherà le cause della morte

La meningite non c’entra con la morte del piccolo Paolo. La sicurezza è arrivata dalle analisi di laboratorio seguite all’autopsia. Tutti i riscontri effettuati negano una causa di tipo batterico. Per avere una risposta certa, ci si è, quindi, rivolti ad un laboratorio superspecializzato che impiegherà ancora qualche giorno per completare le indagini.
Paolo, il bimbo di Cocquio di 4 anni non ancora compiuti, era stato trasportato d’urgenza all’ospedale Del Ponte venerdì scorso intorno alle 18. Il suo quadro clinico era apparso immediatamente grave: febbre altissima e vomito. I sintomi avevano indirizzato i medici ad ipotizzare una “sepsi-meningococcica”, cioè un’infezione fulminante. Nel giro di qualche ora il piccolo Paolo morì.
La notizia ha scatenato una psicosi collettiva che ha praticamente svuotato le aule della scuola materna e delle elementari di Cocquio e arroventato i telefoni delle strutture sanitarie e dei medici di base.
La conferma ufficiale che non si è trattato di meningite riporta un po’ di sereno e , si spera, un po’ di tranquillità.
Da parte sua l’azienda sanitaria, tramite il direttore sanitario, rinnova l’invito a non drammatizzare perché non esiste alcun focolaio nel nostro territorio. L’appello del dottor Banfi giunge dopo un vertice promosso proprio dall’Asl con i maggiori esperti del territorio: infettivologi, pediatri, medici di medicina generale, per affrontare la situazione sia dal punto di vista medico sia da quello delle linee comportamentali in presenza di un clima di preoccupazione generale.
La riunione di mercoledì scorso è servita anche a stilare un documento verrà reso noto all’inizio della prossima settimana. Le autorità sanitarie, quindi, invitano la popolazione alla calma e a riprendere una vita normale, senza il timore di frequentare luoghi di socialità come scuole, palestre, piscine.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 31 gennaio 2003
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