Gli ultrà di Varese inneggiano alla strage di Bologna, i tifosi insorgono

Scandaloso episodio durante l'incontro con la Skipper. La società spiega come tenta di arginare i "Blood and Honor"

«Siamo in pullman perché la stazione a Bologna non c’è». 
Ci mancava soltanto uno slogan sulla strage di Bologna per toccare il fondo. Ma forse è inutile sperare che più giù non si possa scendere, perché molto probabilmente non è così. 
I soliti tifosi della Pallacanestro Varese, una frangia sparuta come tutti i tifosi veri tengono a precisare, hanno infangato ancora una volta l’onore della squadra, loro che dell’onore hanno fatto un gagliardetto. Sono pochi, è vero, si fanno chiamare "Blood and honor" , sangue e onore ma se il primo non li spaventa, del secondo hanno solo sentito parlare. 
I fatti si raccontano in poche righe: la Metis sfida la Skipper a Bologna e perde. Sugli spalti tra i soliti slogan per incoraggiare la squadra varesina qualcuno pensa bene di urlare anche un paio di inni alla strage di Bologna del 2 agosto 1980. Pochi quelli che si uniscono agli ultrà "oltranzisti". Il giorno stesso nel forum aperto sul sito del Varesefansbasket compaiono prese di distanza dei tifosi, alcuni dei quali dichiarano anche di non voler più assistere alle partite della squadra del cuore dagli spalti della curva. 
Ma che cosa dice la  società? Come si può evitare di finire sulle pagine dei giornali più per le aggressioni ai giocatori di colore, vedi Carlton Myers, che per i risultati e l’impegno sul campo? 
«E’ un grosso problema – spiega Marco Zamberletti, dell’ufficio stampa della Metis, che parla a nome dei dirigenti impegnati nella preparazione della partita di questa sera contro la Cholet- Il dialogo con i tifosi è stato avviato da tempo ma non riusciamo ad arrivare a tutti. Vogliamo evitare che accada quello che succede spesso nel calcio varesino. Gli ultrà sono gli stessi e non sono facilmente controllabili. Abbiamo contatti con la Gioventù Biancorossa, il fan club, diciamo così ufficiale, ma neppure loro riescono a parlare a tutti. 
Quello che cerchiamo di fare noi come società è richiamare i giovani tifosi all’ordine quando dagli spalti imitano il verso del gorilla se a tirare è un giocatore di colore, ma più in là è impossibile andare. 
Altro esempio: l’anno scorso per tutta la stagione non abbiamo distribuito il giornalino sul basket che lasciavamo sulle panchine all’inizio di ogni partita perché veniva lanciato regolarmente sul campo. Quest’anno abbiamo ricominciato  perché pare che il messaggio sia arrivato». 
Per il resto è tutto un tentativo di mediazione, una lotta impari per indurre i duri e puri alla ragione: «Un’altra soluzione è quella di mescolare gli ultrà alla gente comune e così cerchiamo di facilitare l’accesso in curva alle scolaresche, ai ragazzini degli oratori, questo per evitare anche che la curva diventi un ghetto». 

La presentazione della partita di questa sera

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 gennaio 2003
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