Il no dei cattolici alla guerra

Varese - Incontri, veglie, fiaccolate, raccolte di firme. La chiesa è fermento, mobilitata dalla paura di un conflitto

L’appello di Giovanni Paolo II a favore della pace sta mobilitando migliaia di cattolici. Un impegno diretto, quello del pontefice, che non ha molti precedenti. Parrocchie, associazioni, credenti hanno in qualche modo sentito il bisogno di uscire allo scoperto, in questi giorni di tensione internazionale che potrebbero precedere l’invasione dell’Iraq.
Domenica scorsa, nel decanato di Tradate, più di mille persone hanno firmato una petizione che recava in calce il testo dell’enciclica “Pacem in terris”, con cui nel 1963 Papa Giovanni XXIII invitava le nazioni a dialogare e a deporre le armi.

Due settimane prima, a Gallarate, una fiaccolata a cui hanno partecipato diverse associazioni aveva attraversato le vie cittadine per dire no alla guerra preventiva. Mercoledì scorso, l’aula magna dell’Università dell’Insubria è stata presa d’assalto da una folla di persone giunte per ascoltare una lezioni di teologia di don Bruno Forte, in cui ancora una volta sono risuonate parole di rifiuto della guerra preventiva.

Domenica prossima il decanato di Varese organizzerà una marcia con i rappresentanti di diverse confessioni cristiane, in cui verranno esaltate le figure di sei “maestri” della pace, con un ritrovo finale in piazza della Repubblica.
E ancora i dibattiti, le veglie di riflessioni, gli incontri stanno diventando momenti forti anche a Varese e nella provincia.
E’ un risveglio, o meglio, come spiega nella nostra intervista Ruffini Selmi, presidente provinciale dell Acli, è il segno che tanta gente che è alla ricerca di risposte che non vuole dare per scontate.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 gennaio 2003
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