Il turismo varesino ha bisogno di gente in gamba

Varese - Furono varesini illuminati a rilanciare la vocazione turistica della città. Con la fine dell'azienda autonoma si perde un pezzo di governo locale

Trent’anni or sono alle Regioni il potere centrale trasferì le competenze in materia di turismo, ma solo nel 1986 venne attuata una legge quadro, varata tre anni prima, che sanciva la fine di strutture di antica storia come gli Enti provinciali per il turismo e le Aziende autonome di soggiorno e la nascita delle Aziende di promozione turistica. Il Pirellone delegò alle amministrazioni provinciali il controllo politico delle Apt e lesinò sempre i finanziamenti con la conseguenza di impoverire sempre di più il settore.
Molti ricordano che in più occasioni le banche per pagare gli stipendi ai dipendenti Apt di Varese chiedevano la garanzia personale del presidente Ernesto Redaelli. Davanti a 14 miliardi di lire da trasferire alle 11 aziende lombarde il Pirellone nei giorni scorsi ha annunciato di sbaraccare, di assegnare la gestione del turismo alle province, di coinvolgere in questa gestione possibilmente la mano privata. Il tutto accompagnato da ridicole accuse di inefficienza, quasi fosse estraneo alla Regiuone, al mondo delle Apt. Cornute e mazziate direbbero a Napoli. In tempi in cui secondo il Bossipensiero la devoluzione è democrazia, ma soprattutto efficienza, eccoci di fronte a un fallimento bello e buono del decentramento del potere centrale. Mentre dall’86 a oggi all’Apt di Varese hanno dovuto fare salti mortali per mantenere uno standard comunque dignitoso di iniziative, sembra doveroso al cronista ricordare a una città e a una classe politica che sembrano non avere più memoria, che cosa si è fatto per il turismo varesino quando c’erano strutture centraliste come l’Ept e locali come l’Azienda di soggiorno. L’Ept avendo un direttore mitico come Manlio Raffo con più manifestazioni portò il Varesotto alla ribalta internazionale, da parte sua l’Azienda di soggiorno bosina raggiunse vertici di operatività tali da suscitare l’invidia delle pallide giunte comunali di fine secolo. Anni ‘60 e ’70: Luigi Zanzi e Giulio Nidoli, un notaio e un imprenditore alla presidenza dell’ Aas, gente capace e di successo, che ama la città e la serve con tenacia e dedizione. Luigi Zanzi alla Schiranna compra il parco che poi una città ancora memore gli dedicherà; successivamente nel carniere della nostra comunità Zanzi riesce a infilare un’altra grande “preda”: l’attuale palazzina di rappresentanza di via Ippodromo, la sede e i campi da gioco del Tennis Club. Quando Giulio Nidoli diventerà presidente troverà un bilancio molto curato e un patrimonio che chiede solo di essere incrementato. Saranno per l’Aas anni ruggenti. Nidoli infatti si scatena: migliorie importanti al Parco Zanzi, tre campi da tennis in più in viale Ippodromo, costruzione della piscina al lido della Schiranna, costruzione del Palaghiaccio in via Albani, recupero dell’Isolino Virginia a Biandronno e apertura del museo, acquisizione degli immobili delle stazioni delle funicolari del Sacro Monte e del Campo dei Fiori per sottrarle alla speculazione privata.
L’autonomia finanziaria dell’ente e la presenza ai vertici di varesini di grande professionalità sono stati alla base di un boom che ha fatto crescere i servizi ai cittadini e ai turisti. Altri presidenti hanno dato lustro all’Aas, Tenconi,Bortoluzzi, Vanoni hanno infatti attuato eccellenti programmi, ma le gestioni di Zanzi e Nidoli hanno assunto una dimensione degna di essere ricordata ai varesini e agli ammalati di devoluzione. Il centralismo e il localismo sono entrambi rispettabili, sono buoni o cattivi a seconda di chi li gestisce.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 gennaio 2003
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