«L’emergenza? A Varese non c’è stata»

Varese – La giunta Fumagalli, schierata al gran completo, replica alle accuse: nessun caos, situazione sempre sotto controllo

L’amministrazione comunale di Varese non ha nulla da rimproverarsi. E’ stato fatto tutto quanto era possibile.
Chiedere scusa ai cittadini? Perché no, ma per colpe non imputabili agli uomini di Palazzo Estense.
E le proteste “fioccate” più della neve? Polemiche strumentali, soprattutto se vengono da uno che siede sui banchi dell’opposizione e che ha protestato dalla macchina, in coda e con un comodo cellulare.
Eccola l’autodifesa della giunta Fumagalli, tutta schierata davanti ai giornalisti quasi a voler dimostrare di essere forte e compatta più che mai. Il giorno dopo la sconfitta storica contro un avversario “impalpabile”, il sindaco non ci sta ad assumersi la responsabilità di episodi avvenuti fuori dal suo comune.

«Che ieri a Varese regnasse il caos è assolutamente falso – ha esordito Aldo Fumagalli – Tutti, pedoni e auto, hanno potuto circolare senza nessun problema. I nostri mezzi hanno ripulito le strade e tenuto la situazione sotto controllo ogni istante della giornata. I problemi sono cominciati quando l’autostrada è stata chiusa, alle 18 per ordine del Prefetto, e il traffico è defluito sulle provinciali; una situazione imprevedibile, che abbiamo subìto esattamente come gli altri comuni della cintura attorno a Varese. Se a questo aggiungiamo la chiusura del valico di Como-Brogeda abbiamo il quadro completo della situazione.
Il blocco del traffico che si è protratto per ore non ha niente a che vedere con la gestione dell’emergenza neve. In Varese città, lo ripeto, si circolava senza alcun problema».
Più grave, secondo Fumagalli, che Anas e Società Autostrade non fossero preparate a respingere l’assalto della neve. «Ad un certo punto – spiega ancora il sindaco -, erano circa le 18.30, abbiamo ricevuto una richiesta di aiuto da parte dei carabinieri che ci chiedevano di dirottare i nostri mezzi sull’autostrada ormai in tilt. Abbiamo risposto che non potevano prestare il nostro soccorso, primo perché dovevamo controllare la situazione in città e secondo perché non avevamo una copertura assicurativa fuori dai nostri confini.
A quel punto ci siamo però resi conto che la situazione, fuori Varese, era davvero pesante».
Ma che differenza fa, per un automobilista incolonnato da ore, sapere a che punto finisce la responsabilità del sindaco di Varese e comincia quella del sindaco di Gazzada? Vale a dire, perché, preso atto che con la chiusura dell’autostrada tutte le “vie di fuga” erano bloccate, non si è pensato ad un coordinamento tra i comuni?
«Non spetta a noi un compito del genere – replica Fumagalli – solo il Prefetto lo può fare. E non è escluso che in futuro non lo faccia».
All’assessore Alessio Nicoletti il compito di snocciolare invece i numeri di un’emergenza gestita con grande spiegamento di mezzi: «Alle 5 del mattino i mezzi spargisale e spargiterra erano già partiti in direzione dei monti. Poi più tardi nella mattinata, tutti e 35 gli spazzaneve erano in azione in ogni parte della città. Non abbiamo registrato disagi fino alle 18, dalle 18 alle 22, ci sono arrivate più di 200 telefonate di cittadini che chiedevano che cosa stesse succedendo, perché l’autostrada fosse bloccata».
«Non siamo più disposti ad accettare le critiche di chi usa qualunque arma per sparlare di questa amministrazione – ha rincarato il sindaco – Ma come si fa a chiedere la testa di un assessore per una coda? Ormai abbiamo toccato il fondo. Vadano oggi a vedere le strade sono perfette e così i marciapiedi». Coscienze pulite a Palazzo Estense, quindi. Candide, proprio come la neve.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 gennaio 2003
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