«Non ho ambizioni , ho solo una passione»

Varese - Sergio Cofferati spiega le line guida della sua politica

“A ciascuno il suo mestiere” è l’ultimo libro scritto da Sergio Cofferati a quattro mani con Gaetano Sateriale. Ma che cosa fa oggi l’ex segretario della Cgil? «Io sono rientrato al Centro studi della Pirelli ed è un lavoro a cui tengo moltissimo». Una mezza verità. È la politica il suo vero mestiere e così Lelio Demichelis, giornalista della Tsi, chiamato ad intervistarlo di fronte a oltre 1000 persone, parte in quarta, chiedendogli il significato di riformismo. «Essere riformisti, parola vecchia e non per questo da accantonare, significa avere una soluzione, per raggiungere la quale bisogna coinvolgere e far partecipare la gente in un processo graduale, fatto di più tappe. Questa è una parola che viene usata da tutti anche in modo malato. Berlusconi ad esempio dice che la Thatcher e Reagan sono stati due grandi riformisti. Il riformismo non deve comportare un peggioramento della situazione ».

Il punto delicato di tutta la faccenda è il rapporto tra movimento e partiti. Come farli comunicare, considerato che il primo non ha intenzione di trasformarsi in partito e che il secondo è diviso sul da farsi. «È una grande novità quella che contraddistingue questi movimenti. A differenza di quelli degli anni ’70, questi non aspirano a diventare partiti e i partiti devono confrontarsi con loro, perché ovunque c’è un confronto ci sono soluzioni inaspettate. Milioni di persone si mobilitano e voi questa sera ne siete una prova. I partiti dovrebbero capire che qualsiasi forma di rappresentanza non puo’ vivere in eterno immutata. Ci vuole pazienza, molta pazienza e sforzarsi di ascoltare».
Cofferati macina parole e concetti con molta facilità e chiarezza. È abituato alla piazza e sa quello che la gente si aspetta da lui. Programma o non programma, ha ben chiaro le tappe da percorrere. «Per vincere le elezioni bisogna seguire una sequenza logica: il merito, delle regole per gestirlo e le persone. Bisogna affermare la sobrietà dei modelli e dei valori dai quali non si prescinde. È pacifico che vale più un libro di una cravatta o di un motorino». E allora per l’ex leader della Cgil non diventa più un problema conciliare liberisti e non liberisti all’interno di un grosso schieramento, purché non si prescinda dai valori irrinunciabili. Un esempio per tutti l’ambientalismo, capace di mettere d’accordo chiunque su un interesse che è comune e prepolitico.

I principi, dunque. Da questi si parte, a questi si arriva. C’è una certa soglia di diritti che non puo’ essere oltrepassata, nell’interesse di tutta la comunità, a prescindere dal colore. «La Costituzione non è certo un libro eversivo, considerato che i magistrati lo porteranno sotto il braccio. È l’atto fondativo del nostro Stato, una sintesi perfetta tra valori e interessi che esprime una società. L’autonomia dei magistrati dal potere politico, sancita da una norma costituzionale, è di riflesso un diritto del cittadino ad avere un giudice precostituito e indipendente». E così per il principio del federalismo-solidale «molto distante da quella devolution voluta dal vostro concittadino-ministro che alimenta divisioni e forme di intolleranza. Per noi invece la diversità è un valore».

La politica per Cofferati deve avere il requisito della generosità e le parole devono venire sia dal cuore che dal cervello perché altrimenti non si puo’ parlare a milioni di persone. Il cinese, quando parla, sa di colpirli entrambi: ragiona sui dati previdenziali, ma anche sul diritto di emancipazione delle fasce più disagiate della popolazione. Bandisce il filantropismo in nome del diritto allo studio e ad una vita dignitosa e soddisfacente per ogni individuo, non per gentile concessione di chi quel privilegio detiene abbondantemente. Non cita quasi mai i nemici, ma nemmeno i presunti amici e allora ci pensa Demichelis. «Prima di iniziare ci siamo detti di non nominare mai i nemici. Però lei non ha nominato né Rutelli, né Fassino, né D’Alema». Colpito, un po’ scoperchiato, ma non affondato. «Rutelli, D’Alema e Fassino – risponde Cofferati – sono persone che sono dalla stessa nostra parte e operano con il nostro stesso intento. Se si vuole vincere bisogna rimanere uniti e ciascuno deve dare il proprio contributo alla vittoria. Per individuare il gruppo dei leader ci si puo’ affidare alle primarie». Cosa sarà, dunque, di Sergio Cofferati e quale sarà il suo mestiere?
«Io non ho mai detto di non voler fare politica, bensì di volerla fare con strumenti nuovi e forme diverse e penso di riuscirci. Non ho ambizioni, ho solo una passione».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 gennaio 2003
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