Ospedale: da oggi si cambia

Varese - Nuovo ospedale, esternalizzazione dei servizi non sanitari, presidio del medio Verbano: il nuovo direttore generale Roberto Rotasperti snocciola la sua agenda dei lavori. Senza incertezze e senza dubbi

Idee chiare e precise sul presente e sul futuro dell’azienda ospedaliera Macchi. Il nuovo direttore generale Roberto Rotasperti si presenta con una serie di proposte per risolvere vecchi e nuovi problemi oltre alla gestione del cantiere che porterà entro il 2005, si spera, una celebre struttura ad H.
«Ho ben chiaro nella mia mente come dovrebbe essere organizzato il lavoro di un ospedale. Ci vorrebbero due aree: una per i pazienti e una per gli esterni che usufruiscono dei servizi. Dato, però, che le risorse del nostro paese sono limitate, io tenterò di realizzare il mio progetto magari dividendo la struttura in costruzione dai padiglioni attuali che rimarranno a disposizione». Per salvaguardare l’armonia e la tranquillità dell’ambiente ospedaliero, Rotasperti chiederà aiuto al Politecnico, incaricato di individuare le possibilità diversificare le sedi.

E se il nuovo ospedale rimane il suo obiettivo primario, grazie anche all’analogo risultato raggiunto quando era alla guida dell’azienda ospedaliera lecchese, Rotasperti sta già studiando come gestire l’intera macchina: «L’apertura delle frontiere a livello europeo consentirà a tutti i cittadini di poter scegliere la struttura dove farsi curare. Noi dobbiamo puntare sulla qualità e sulle professionalità. E per far questo dobbiamo concentrarci sul nostro obiettivo primario che è quello sanitario. Il resto dovrebbe trovare un’altra dimensione». L’ipotesi allo studio è quella dell’esternalizzazione dei servizi non sanitari, operazione già attuata in altre realtà. Ma Rotasperti propone un modello a dir poco rivoluzionario: «A Lecco ho sperimentato una formula che sta dando ottimi risultati. Si tratta di una società mista, con prevalenza del pubblico, dove ogni socio si farebbe carico di un servizio: la ristorazione, la pulizia, la lavanderia. In questo modo risolveremmo il problema della qualità della prestazione senza toccare l’occupazione, perchè gli addetti diventerebbero dipendenti della nuova società, una volta riqualificati. Inoltre formeremmo un nucleo sempre pronto a modificarsi per far fronte a nuove necessità». Un azienda parallela di diritto privato, dunque, che non deve ricorrere agli appalti imposti al pubblico.

Chiariti i progetti futuri, il presente Rotasperti mostra altrettanta fermezza per le questioni già aperte: «I due presidi di Luino e Cittiglio (nella foto)? So che la nuova politica sanitaria punta alla realizzazione di ospedali medi che rispondano a bacini d’utenza più vasti, dato che oggi la mobilità è migliore. Il progetto di un ospedale del Verbano è quindi la naturale evoluzione di quei due plessi. La questione, però, non ha il carattere dell’urgenza: entrambi rispondono ad una richiesta molto elevata del territorio. I tempi, quindi, sono lunghi e c’è tutto il tempo per spiegare alla gente che un unico ospedale meglio attrezzato e più funzionale è una garanzia migliore della vicinanza».
Il nuovo direttore promette, inoltre, un’analisi dettagliata delle liste d’attesa sia per gli esami sia per gli interventi: «Chiederò all’Asl, inoltre, un quadro sulla mobilità dei cittadini che devono farsi curare. Mi servirà per capire quali aspettative ha la cittadinanza verso la propria struttura ospedaliera».
Il prestigio del Macchi viene più volte citato dal nuovo Direttore Generale: «Ricordiamoci, anche, che Varese è sede universitaria. Quindi ha il doppio compito di curare e di formare personale. Le due missioni dovranno coabitare in modo organico. Penso che visiterò realtà simili esistenti in Europa per capire quale modello seguire per non dover improvvisare».
Sfide ambiziose? Il quadro complesso è stato esposto con estrema chiarezza e, come inizio, sembra di buon auspicio.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 gennaio 2003
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