Quei dettagli che la Storia non dice

Decine di ragazzi in silenzio hanno seguito la testimonianza toccante di Nedo Fiano, sopravvissuto di Auschwitz. Entusiastici i commenti finali, nonostante l'orrore del racconto

«Quando Fiano ha ricordato il distacco dalla madre, sono scoppiata in lacrime» È uno dei tanti commenti che emergono alla fine di una mattinata incredibile. Al Teatro di piazza Repubblica, una platea formata dai ragazzi dell’ultimo anno delle superiori ha seguito attenta e in silenzio la testimonianza di Nedo Fiano, che nel campo di Auschwitz, ha perso madre, padre, fratello, nipoti, zie e nonni, ha vissuto esperienze strazianti che ne hanno segnato l’esistenza. 
Alla fine del racconto un lungo sentito applauso ha sciolto la commozione dei ragazzi, per lo più sorpresi da tanta crudele realtà.
«Non mi aspettavo una descrizione così cruda – racconta Silvia – ero preparata per una normale giornata commemorativa, invece ho ascoltato una testimonianza terribile».

E forse si spiega proprio dalla sorpresa del programma l’entusiastico commento degli studenti: «Io conoscevo la storia in generale: ma non avevo mai saputo i dettagli di quell’orrore – commenta Christian dell’Ipsia – sono senza parole. Letteralmente sconvolto».
L’esposizione di Fiano ha preso per mano i ragazzi, conducendoli attraverso un cunicolo di emozioni, sensazioni e disperazione scandite da urla in tedesco, lacrime vere, rappresentazioni della sofferenza: «In televisione avevo visto racconti drammatici di sopravvissuti – spiega Christian dell’Itc Daverio – ma questo racconto è stato come un pugno allo stomaco. Non mi aspettavo proprio parole simili».
«È naturale che questa testimonianza abbia impressionato – spiega soddisfatta per l’esito della mattinata una docente dell’Ipsia – I ragazzi conoscono l’Olocausto unicamente dai libri di scuola, dalle enciclopedie. Date, luoghi, numero delle vittime. Ma per lo più ignorano quelle che sono state le condizioni di vita all’interno dei lager, le sofferenze di tanta gente. I patimenti, e le privazioni».
«La cosa che più mi ha impressionato è stata il pugno battuto ritmicamente sul tavolo per riprodurre il rumore che faceva il treno, in quei sette giorni di viaggio verso Auschwitz – ricorda Luca del liceo classico – Sono proprio contento di aver potuto ascoltare questa testimonianza. Mi ha rivelato un aspetto della storia che ignoravo del tutto».

E nei ragazzi la sensazione di non aver potuto raccogliere che la minima parte di quel dramma immane: «Le parole hanno un significato diverso per chi le pronuncia e per chi le ascolta – fa notare ancora Luca che, per capire meglio, ha già invitato Fiano a visitare il Cairoli per proseguire questa lezione: «Che non è di botanica, che non è di geografia. Ma è di vita» come Nedo Fiano ha più volte sottolineato.

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 gennaio 2003
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