Un nuovo progetto per la corte d’appello dell’Insubria

Il disegno di legge firmato An non piace a Palazzo Gilardoni che a Roma sponsorizzerà un'altra proposta

Due disegni di legge per la corte d’appello dell’Insubria. Non è ancora la realtà dei fatti ma con gli impegni presi dall’amministrazione comunale di Busto Arsizio che perorerà a Roma un altra proposta di legge potrebbe succedere. Si perché il disegno di legge consegnato in parlamento nell’estate scorsa e firmato dal presidente della commissione giustizia Antonino Caruso (An) e dal senatore Piero Pellicini (An) eletto nel collegio di Varese, non entusiasma l’amministrazione di Busto Arsizio, che nell’ultimo consiglio comunale ha votato una proposta dell’azzurro Mario Crespi, con la quale il comune si impegnerà a mobilitare politici locali e lo stesso ministro della giustizia per accreditare oltre alla corte d’appello anche il potenziamento del tribunale di Busto.
Un impegno che è stata assunto in prima persona anche dallo stesso presidente del consiglio Francesco Speroni. «Sarà mio personale impegno prendere contatto con il ministro della giustizia Castelli sulla questione». Ma si lavorerà anche di pressing sugli parlamentari locali.
Insomma a Roma dovranno mettersi d’accordo su quello che per il territorio potrebbe rappresentare un’occasione per avvicinare competenze. L’idea della corte d’appello dell’Insubria risale alla primavera scorsa. È stata oggetto di convegni e incontri e finalmente nell’estate scorsa era arrivata in parlamento sottoforma di disegno di legge. Da allora non se n’è saputo molto.
A ridare fiato al progetto è stato così Crespi che non ha certo fatto mistero di non apprezzare l’attuale disegno di legge. «La nostra è una reazione a questa iniziativa» ha infatti precisato. Se è vero che Pellicini e Caruso sono andati a chiedere l’istituzione della corte d’appello, è però vero che la proposta non include un potenziamento del tribunale. Una condizione irrinunciabile per Crespi che nella sua relazione in consiglio comunale ha ribadito l’importanza di estendere anche le attuali competenze territoriali del tribunale.
Ventidue pagine nelle quali il consigliere ha disegnato anche una geografia cittadina della giustizia, con tanto di palazzi (calzaturificio ex Borri, Villa Manara, Villa Garavaglia, l’ex carcere di via Zappellini) da destinare alle varie sedi dei tribunali.
Per il consigliere di minoranza Alberto Grandi (Progressisti) si tratta di ipotesi azzardate. Per il presidente del consiglio Francesco Speroni, che ha preferito parlare del “sogno ad occhi aperti dell’avvocato Crespi”, si tratta di proposte che nel concreto non impegnano l’amministrazione comunale. L’unico impegno assunto è stato quello di fare il solito lavoro di “lobbing” con politici locali affinché a Roma arrivi anche questa proposta. E se nella Casa della Libertà non si metteranno d’accordo, la nuova geografia giudiziaria che avrà come centro Busto, se mai ci sarà, avrà un iter più movimentato.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 gennaio 2003
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