Bandiere e gay, nessuna marcia indietro

Alla fine il consiglio sceglie la bandiera azzurra dell'Onu, ma volano parole grosse e Grandi (Progressisti) minaccia di querelare il capogruppo di An

«Nel caso non si fosse capito sono contrario alla bandiera della pace perché è quella dei gay». E se due uomini che si baciano a Nino Pellegatta, capogruppo di Alleanza Nazionale a Busto Arsizio danno fastidio, due che fanno l’amore semplicemente schifo. Insomma fuori e dentro le aule del palazzo comunale, come privato cittadino o come vicepresidente del consiglio, non c’è differenza. Il rappresentante di An non smorza i toni. Le ultime dichiarazioni sono quelle di giovedì sera in consiglio comunale, dove di gay e di bandiere si è tornato a parlare, sollecitati dalle condanne sulla condotta di Pellegatta espresse dalla minoranza e da un ordine del giorno sull’esposizione dell’arcobaleno fuori da palazzo Gilardoni, rieseumato dai sessanta punti in discussione e riattualizzato per il dopo-guerra. Alla fine il consiglio comunale sceglie la bandiera azzurra dell’Onu. Ma i toni si infiammano e Alberto Grandi, (Progressisti) minaccia di querelare il capogruppo di An.
Ad aprire le danze è stato il documento letto da Antonio Corrado, capogruppo di Rifondazione Comunista, 
che di fronte alle esternazioni di Pellegatta e a fatti di presunta matrice fascista accaduti negli ultimi tempi ha richiamato l’attenzione sul comitato antifascista. «Vorrei sapere chi, in 
questo comune e in codesto consiglio comunale, possa risponderci che il comitato antifascista sia inutile e anacronistico». Seguono gli interventi di Valerio Mariani, capogruppo della Margherita, Alberto Grandi, Audio Porfidio 
(An2) per arrivare a Ovidio Di Paolo (Progressisti) che insieme agli alleati di opposizione ha chiesto di sfiduciare il vicepresidente del consiglio. 
Dall’altra parte Pellegatta non è rimasto a guardare e ripercorrendo la sua versione dei fatti ("Io non offeso nessuno, ma mi sono sentito offeso") dice di avere ricevuto ancora due lettere di disapprovazione e settantadue di appoggio. Ma la discussione si trasforma presto in rissa verbale, che culmina con accuse che suonano più o meno in questo modo: tangentopoli, siete dei ladri. Dove i ladri per Pellegatta dovrebbero essere i rappresentanti del centrosinistra. È troppo per questi ultimi che chiedono la trascrizione degli atti per analizzare quanto detto dall’esponente di An e valutare la possibilità di una denuncia per diffamazione. 
Che Pellegatta forse abbia esagerato, emerge anche dall’invito alla moderazione di Francesco Speroni. «Non che mi infastidiscano le sedute accese, ma pregherei di non attribuire ai presenti fatti gravi, accaduti altrove, è già successo in passato che alcuni consiglieri abbiano rivcevuto 
delle condanne per questo».
E se alla fine il consiglio comunale sceglie di esporre la bandiera dell’Onu, (una proposta che è un nvito al sindaco), la teoria della badiera arcobaleno, vessillo dell’orgoglio 
omosessuale trova un altro proselita nel consigliere di Forza Italia Mario Crespi. 
Fra gli interventi sulle bandiere c’è stato anche uno dei primi del nuovo consigliere dell’Udc Enrico Salomi, che ha fatto il suo ingresso ufficiale nella sala esagonale, dove ha preso il posto di Wlater Fazio, costretto a lasciare per incopatibilità per unacarica in arrivo dal Csm e salutato dal consiglio e dalla giunta con pregevoli attestati di stima. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 maggio 2003
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