«Il comune non aiuti testimoni di Geova, ebrei e musulmani»

Lettera razzista scuote le istituzioni. Il sindaco indignato chiede un gesto di condanna al consiglio

«Non possiamo rimanere impassibili di fronte a questo episodio di razzismo e antisemitismo, come istituzione abbiamo il dovere di fare qualche cosa». Il sindaco Emilio Cremona è allibito di fronte a quanto accaduto in paese nei giorni scorsi, quando, a tutti i capigruppo consiliari e a diversi cittadini, è giunta una lettera contro l’autorizzazione rilasciata dallo stesso sindaco al gruppo dei Testimoni di Geova per l’utilizzo della sala consiliare. Lettera nella quale non solo viene criticato l’operato dell’Amministrazione, ma in cui vengono anche fatti chiari riferimenti razzisti.

I fatti. Circa due mesi fa è giunta in comune una richiesta, da parte del gruppo dei Testimoni di Geova del paese, per utilizzare la sala consiliare il 16 aprile per una "conferenza biblica aperta al pubblico", recitava il documento. «Il regolamento comunale non prevede restrizioni particolari per l’utilizzo della sala – spiega il sindaco – basti pensare che si possono svolgere pure i mercatini. Inoltre per attività di tipo sociale e culturale non è previsto il pagamento di alcun affitto, ma i Testimoni di Geova hanno voluto lo stesso pagare una quota per l’utilizzo della struttura, nonostante la finalità dell’incontro fosse di tipo culturale». Il sindaco ha così autorizzato l’utilizzo della sala consiliare situata in Comune. 

La lettera incriminata. Qualche giorno prima dell’incontro dei Testimoni di Geova è giunta ai capigruppo consiliari e, per conoscenza, a diversi cittadini, una lettera in cui viene accusato il sindaco di volersi ingraziare il favore dei Testimoni di Geova concedendo l’utilizzo della sala. «Il 16 aprile i Testimoni di Geova celebreranno la loro Pasqua presso la sala comunale – si legge nella lettera – Dal regolamento comunale in atto circa le disposizioni e i criteri per l’utilizzo della sala non risulta possibile concederla a una Chiesa o setta religiosa per le proprie celebrazioni. Si sa che a volte la legge viene interpretata. Che sia questa una interpretazione trasversale di questa amministrazione comunale a maggioranza "centro democratica" mirata a procurarsi voti?».
«Se si fossero limitati a questo – spiega il sindaco – la cosa non mi interessava perché ognuno è libero di pensare e dire quello che vuole. Sono le allusioni finali che mi hanno allarmato». 
Infatti nella lettera si legge che «È più forte la certezza che si apre un pericoloso precedente, in un domani perché no a mussulmani, ebrei, avventisti o che so io?». La lettera è firmata da "Raffaele Di Ponte, un venegonese". Ma sembra si tratti di un nome fittizio in quanto i destinatari e il sindaco non sono riusciti a risalire al mittente. Intanto, la lettera ha fatto il giro del paese.

La reazione del sindaco. «Questo tipo di affermazioni hanno un solo nome: razzismo e antisemitismo – commenta infuriato il sindaco – Ho richiesto subito una seduta di consiglio comunale (mercoledì sera, ore 21, ndr) in cui spero si arrivi alla stesura di un ordine del giorno che sia votato all’unanimità. Non possiamo rimanere in silenzio di fronte a queste provocazioni. Il fatto di per sé, ovvero la concessione della sala consiliare, è banale, ma il contenuto finale della lettera è gravissimo». Cremona ricorda quanto recentemente fatto dall’amministrazione di Venegono Inferiore come l’approvazione di una delibera in cui il paese si dichiarava "comune solidale alla pace". Ma non solo: recentemente è stato realizzato un progetto socio-culturale dal nome "Tutti sotto lo stesso cielo" che prevede l’accoglienza degli stranieri per una comunità in crescita. «Di fronte a quanto stiamo facendo nel nostro piccolo per un sviluppo sociale – conclude il sindaco – è nostro dovere non rimanere in silenzio».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 maggio 2003
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