L’Università studia la sicurezza

Varese – La Provincia commissiona uno studio all'Università di Genova per definire i confini della sicurezza sul territorio

Uno studio dell’Università di Genova ( al quale collabora anche un docente dell’Ateneo di Siena) e un ambizioso obiettivo: conoscere e definire i “confini” della sicurezza in provincia di Varese.
E’ il progetto messo in campo da Giuseppe De Bernardi Martignoni, assessore alla Sicurezza di Villa Recalcati. “Lo studio – spiega Martignoni – sarà compiuto dalla sezione di criminologia e psichiatria dell’Ateneo genovese, dai professori Angelo De Mori (che coordinerà l’intero lavoro NdR), Uberto Gatti, professore ordinario di criminologia e Silvio Ciappi, docente di criminologia all’Università di Siena”.
L’indagine ha già mosso i primi passi. Entro sei mesi sarà definita e pronta per essere presentata agli enti locali e ai responsabili delle forze dell’ordine. L’occasione sarà un incontro che si svolgerà in Provincia durante il quale si traccerà un bilancio dei risultati emersi e delle soluzioni ipotizzate e praticabili.
Il progetto nasce – spiega ancora l’assessore provinciale – “dalla necessità di definire accanto agli strumenti di presidio del territorio, anche le modalità di controllo e, soprattutto, le forme di prevenzione”. Per realizzare quest’intervento è pero necessario – spiega Martignoni – “avere un quadro di riferimento preciso della sicurezza in provincia, sia di quella reale, con i dati statistici dei reati commessi, sia di quella percepita, così come viene sentita dalla gente comune”.
La ricerca sulla sicurezza reale consisterà nell’approfondire i reati maggiormente legati ai fenomeni di microcriminalità suddividendo il territorio della provincia in tre aree (nord, centro e sud). Lo studio sul livello di sicurezza percepita punterà invece “a stabilire e a conoscere le sensazioni che generano insicurezza nel cittadino che vive nelle aree periferiche o nelle città della provincia”, aggiunge ancora Martignoni.
Al termine dell’indagine conoscitiva sarà quindi possibile “avere un quadro sufficientemente preciso della nostra realtà, cioè sulle reali esigenze di sicurezza del territorio anche grazie alla collaborazione di comuni e comunità montane”.
Sarà insomma questo “modulo” di ricerca a consentire la pianificazione degli interventi futuri per prevenire e ridurre i fenomeni legati alla microcriminalità.
Gli interventi che oggi si possono immaginare potrebbero essere quindi piani di coordinamento, collaborazioni e convenzioni con polizie locali o affiancamento della Polizia provinciale alla polizia di stato e all’Arma dei carabinieri.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 maggio 2003
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