La Margherita ha bisogno di radicamento

Lettera aperta di Giuseppe Adamoli: il futuro del centrosinistra dopo le elezioni amministrative

Anche se non sono come le elezioni di metà termine negli USA, le quali esprimono un giudizio sul governo in carica, le elezioni amministrative di domenica scorsa offrono motivi di riflessione politica. In generale il centrosinistra è andato meglio del Polo, malgrado lo scontro frontale provocato da Berlusconi per compattare il blocco di centro destra. 

L’Ulivo ha mostrato una forte ripresa a Roma, in Lombardia e perfino in Sicilia dove è cresciuto il numero dei consensi. Dentro questo quadro positivo la Margherita ha manifestato segni di stasi e difficoltà, mentre molti si aspettavano una ulteriore espansione, soprattutto a Roma. 

Nulla di veramente preoccupante, a patto che tutto ciò non comporti uno spostamento a sinistra dell’asse della coalizione. Se questo avvenisse, sarebbe esiziale per le sue future speranze di vittoria. E’ difficile essere Margherita nell’Ulivo? Siamo figli di una storia sociale e di un sistema di valori che ci colloca naturalmente nel centro sinistra. Il problema è di come starci. Bisogna privilegiare sempre, si sostiene, la coesione e l’unità dell’Ulivo. Sono d’accordo, ma solo se la linea e la guida sono veramente riformiste. Faccio due esempi concreti per spiegarmi bene. 

Primo esempio: la Margherita è per il no chiaro e tondo al referendum per l’estensione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Possiamo noi smorzare la nettezza della nostra posizione solo perché nella sinistra c’è un forte richiamo del sì, presentato erroneamente sotto forma di tutela dei diritti dei lavoratori? L’obiettivo è di modernizzare il paese e di conquistare i tanti delusi da Berlusconi, non di dividerci gli stessi elettori. 

Secondo esempio: sono sempre stato favorevole al cosiddetto "lodo Maccanico" che la maggioranza di centrodestra avrebbe dovuto accogliere quando fu proposto, invece di approvare la discutibile legge Cirami sul legittimo sospetto. Lo sono ancora oggi se significa la sospensione dei processi alle cinque più alte cariche dello Stato, escludendo i coimputati, e se implica la non rieleggibilità per le legislature successive fino a processi terminati. Sono invece contrario alla reintroduzione della immunità parlamentare generalizzata. 

Ebbene, ho sentito qualcuno affermare che se la proposta Maccanico passerà, verrà indetto un referendum abrogativo. Deve forse stare zitto chi la pensa in modo diverso in nome dell’unità del centrosinistra? Dico di no. C’è anche un’altra questione che riguarda direttamente la Margherita. 

Angelo Panebianco ha scritto sul Corriere della Sera di qualche giorno fa, che la Margherita conferma di essere un partito di opinione, un "partito del leader" che va meglio nelle grandi competizioni nazionali ed europee e che, se alle prossime elezioni politiche presenterà il leader giusto, avrà, probabilmente, ottimi risultati. Sarà anche così, e c’è chi afferma che questo è un elemento di modernità. Io penso invece che sia un limite, se nel contempo non diventiamo un partito più strutturato e più radicato localmente. Il nostro compito è di essere una forza politica aperta, che guarda anche ai movimenti. Dove non vi è solo estremismo, ma pure una forte presenza cristiana con istanze di giustizia sociale che sono anche nostre. Partito post-ideologico, sì, ma con grandi idealità e valori.


Giuseppe Adamoli 
Consigliere Regionale Margherita

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 31 maggio 2003
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