La Provincia boccia la discarica di Mozzate

Il Presidente Reguzzoni motiva le decisioni dell'amministrazione circa le diverse posizioni per Gorla e il comune comasco

«Basta discariche». L’approvazione del  sesto lotto di quella di Mozzate ha, per una volta, accomunato i comitati, che contro le montagne di rifiuti si battono da anni, e gli amministratori. La Provincia di Varese in disappunto con la decisione ha addirittura disertato la conferenza dei servizi del nove maggio. Eppure poco più di un mese fa, la stessa amministrazione aveva autorizzato il quinto lotto di Gorla Maggiore. Due pesi e due misure? Perché quell’allargamento della discarica compreso nel territorio nella provincia di Varese è stato approvato? Altrimenti era emergenza rifiuti, secondo il presidente della Provincia Marco Reguzzoni. Per intenderci, nulla a che vedere con i cassonetti in fiamme del napoletano, ma una certa urgenza di collocare i rifiuti del Nord della provincia per il Presidente c’era. Cosa del tutto diversa per il comasco. 

Avversate le discariche e poi approvate il quinto lotto, perché?
«Il quinto lotto è uno spazio che già si sta cominciando a riempire. Questo di per sé fa capire quanto fosse necessario per lo smaltimento dei rifiuti, che altrimenti non sappiamo dove mettere. Una situazione con la quale bisogna fare i conti – spiega Reguzzoni – se i rifiuti del sud vanno direttamente all’Accam, ci sono quelli del nord che vanno smaltiti e da qualche parte vanno pur messi, questa urgenza non esiste per Como invece e non giustifica il sesto lotto appena autorizzato a Mozzate, il sesto lotto deve essere ancora predisposto e lì i rifiuti cominceranno ad essere conferiti fra anni».

Insomma a Como non c’è emergenza rifiuti mentre a Varese si e quindi il quinto lotto era necessario…
«Si se i rifiuti del sud riescono ad essere smaltiti non funziona così per il resto della provincia».

Ieri il ministro Matteoli ha promosso la costruzione di termovalorizzatori, a che punto è il piano provinciale dei rifiuti? 
«Lo chieda anche ai comitati che partecipano alla commissione che sta seguendo l’iter del piano provinciale. È in corso uno studio fatto dai tecnici sulla gestione e la programmazione complessiva dei rifiuti, sul loro smaltimento e i modi, sull’eventuale secondo termodistruttore e sulla sua localizzazione. I primi risultati di questa relazione affidata ad esperti saranno consegnati la settimana prossima».

Se si costruisse il secondo inceneritore sparirebbero le discariche? 
«Rimarrebbe il problema delle ceneri, ma potrebbe cessare il conferimento dei rifiuti solidi urbani (Rsu), che sono le discariche a cui abbiamo detto di no. E comunque ci sono molte considerazione da assommare e mettere nello stesso calderone, che riguardano la raccolta differenziata, gli impianti di smaltimento, tutte considerazioni politiche che saranno elaborate nel piano provinciale e solo dopo i risultati degli studi definitivi si potranno ipotizzare le soluzioni, come il secondo termodistruttore».

Sempre il ministro Matteoli ha detto che a rallentare la costruzione di inceneritori ci sono le lobby delle discariche. Vale anche per la provincia di Varese?
«Il business dei rifiuti lo fanno tutti, lo fa chi gestisce una discarica e chi la possiede, chi costruisce un termodistruttore e chi smaltisce differenziando. Detto questo occorre comportarsi con equilibrio per tutelare il territorio».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 maggio 2003
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