Fiaccolata leghista: applausi per Bossi, nessun attacco all’Islam

Si parla solo di riforme e federalismo. Evitato ogni riferimento alla moschea

Una volta i suoi bersagli erano solo i banchetti dei pacifisti e di Mani Tese ma ora i tempi sono cambiati. Per il vicesindaco di An Paolo Caravati anche i manifesti della fiaccolata leghista, legati con lo spago ai pali della luce, vanno rimossi. Non se lo aspettava Stefano Gualadris, appassionato consigliere comunale del carroccio, che con la radiotrasmittente in mano guida la fiaccolata del popolo leghista per le strade di Gallarate. “Ha mandato i vigili questa mattina – spiega sorridendo – ma guarda che roba”. Con An ormai i ferri sono cortissimi almeno a parole. Poi, si sa, la città è piccola e ci si conosce tutti. Il vicesindaco, quello che fece sgomberare i pacifisti perché il loro tavolino “sembrava un banchetto di angurie”, fa capolino poco dopo le otto, cappello in testa e sorriso sulle labbra, per fare due chiacchiere in piazza e salutare i suoi amati nemici. Gualandris non lo saluta, e cerca qualche compagno di partito che guidi i cori, mentre il sistema di altoparlanti gracchia canzoni in dialetto. All’inizio sembra una disfatta, pochissimi i partecipanti, piazza semivuota, poliziotti e giornalisti perplessi. Ma alle 21 sono già almeno seicento i leghisti che sfilano per le vie di Gallarate con le torce in mano. Il popolo c’è. Manifestazione composta e civile, aperta dai parlamentari Bianchi, Peruzzotti, dal portavoce di Bossi Speroni, dal presidente del consiglio regionale Fontana e dal segretario provinciale Leonardo Tarantino.

Bossi arriva molto dopo, entra in sala consiliare, concesso a patto che non vengano esposti simboli di partito, e attacca un discorso in cui ripete i temi caldi del momento, dal federalismo, all’Europa, puntando sul rispetto del programma di governo.
Per la Lega un banco di prova. Si scaldano i motori in vista dei prossimi appuntamento elettorali, consapevoli che le europee potrebbero segnare la fine del governo. Nel popolo leghista si agitano sentimenti diversi. Da un lato la volontà di chiudere questa legislatura con le riforme, dall’altro la tentazione di dare fuoco alle polveri. In corteo sono in molto a gridare secessione. Toni controllatissimi, invece, sulla questione moschea, punto centrale della battaglia politica leghista in loco. Gli annunciati manifesti contro gli islamici non sono stati distribuiti. Si vocifera che l’ordine venga da Bossi. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 novembre 2003
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