La fiaba, mediatore culturale per tutti i bambini del mondo

Dall’opera creativa di anziani e bambini attraverso i cinque continenti, coordinati dal Melo, è nato il volume “Una storia per il mondo”

La fiaba utilizzata come mediatore culturale per l’incontro etnico attraverso la valorizzazione della storia e della tradizione socio-culturale di ogni singolo popolo. Un’iniziativa, quella presentata ieri a Gallarate dal Centro Il Melo, nata da un progetto intergenerazionale, attivo da anni sul territorio, che ha portato alla realizzazione di un volume unico e originale, dal titolo “Una storia per il Mondo”, che ha coinvolto bambini e anziani attraverso i cinque continenti. Tredici sono infatti i paesi che hanno contribuito alla realizzazione della fiaba, per un totale di 804 bambini e 409 anziani, 70 operatori coinvolti e circa tre anni di lavoro. Le realtà sociali coinvolte si trovano in Siberia, Portogallo, Argentina, Etiopia, Giappone, Danimarca, Grecia , Belgio, Perù, Germania, Australia e Francia, attraverso gruppi diversi di comunità, dalla scuola elementare all’orfanotrofio, dal centro parrocchiale alla casa di riposo.

Un obiettivo raggiunto con grande tenacia dal Melo e che non poteva essere realizzato senza l’aiuto e il sostegno della Fondazione Cariplo. 
Ed ora questa grande storia itinerante e internazionale diventa una mostra di disegni e di fotografie, che sarà visitabile presso la Pro Loco di Gallarate, in vicolo del Gambero, tutti i giorni dal 29 novembre al 13 dicembre.
Il libro, che sarà distribuito per l’occasione, contiene anche una presentazione di Cino Tortorella (il famoso Mago Zurlì dello Zecchino d’oro).

“Nonno Kan e la sua nipotina Ni accompagnano un vecchio melo morente in un viaggio della speranza, per cercare di ridare all’albero, permettendogli di affondare le sue radici nelle terre più diverse del pianeta, vita e vigore. E in ogni Paese attraverso il quale passa, il vecchio melo produce nuovi e fantastici frutti. Tutti descritti in disegni e fotografie che rappresentano lo scenario culturale e le tradizioni proprie del Paese in cui si trova”.
Questa è la trama comune da cui gli organizzatori sono partiti per raccogliere via via racconti provenienti da paesi diversi, che costituissero alla fine i capitoli del libro. 14 capitoli in tutto di un’unica grande storia, iniziata dai bambini e dagli anziani di Gallarate e costruita strada facendo.

«Gli obiettivi che stanno alla base del progetto elaborato dal “Melo” – spiega Daniela Foglia, coordinatrice del progetto – sono l’interazione tra le generazioni e lo scambio di patrimoni etnici: su questi presupposti si è messa in moto la ricerca in tutto il mondo di strutture o comunità (scuole, orfanotrofi, missioni, tribù, centri di aggregazione, case di riposo) dove aggregare bambini dalla prima età scolare e i loro nonni “biologici” o “sociali”, attivando gruppi intergenerazionali disposti a impegnarsi per la creazione di un racconto fantastico, costruito attraverso l’ascolto e il contributo creativo di ogni realtà partecipante. Un grosso lavoro di traduzione, di messa in rete di tutte le realtà coinvolte, di comunicazione con culture molto diverse fra loro, ha richiesto un tempo di almeno tre anni di lavoro.
Veniva realizzato un capitolo ogni tre mesi e ognuno da un paese diverso.
Ma la cosa più interessante è che la storia cresceva in tempo reale: il nuovo capitolo, frutto di una specifica tappa etnica, veniva tradotto, portato a conoscenza, letto e discusso contemporaneamente in tutte le dodici realtà coinvolte nel mondo, così che la prosecuzione nascesse e si alimentasse dalla reale interazione tra diverse comunità culturali ed etniche».

Per la prima volta un progetto di intercultura è entrato all’interno di una casa di riposo, coinvolgendo anche gli anziani, che sono così entrati in contatto con le culture e le usanze di popoli stranieri, percorrendo un itinerario educativo significativo sul piano della crescita relazionale., mentre il bambino viene chiamato attraverso canali affettivi a incontrarsi con il  mondo dell’adulto e con le proprie radici storiche.
Perché proprio la scelta della fiaba? «E’ sicuramente il mediatore culturale più adatto per mettere in relazione i giovani con gli anziani e soprattutto anche di culture diverse – afferma Daniela Foglia – Dovunque la fiaba è espressione privilegiata della tradizione orale, che si tramanda da padre in figlio o da nonno a nipote, è l’unica cosa che può accomunare paesi diversi. Alcuni paesi, come il Belgio o la Grecia, da anni sono presenti in una rete europea di progetti intergenerazionali, o interculturali come Portogallo, Francia, Germania o Danimarca, mentre invece, nessuno dei partner extraeuropei aveva esperienza di questo tipo, ma ugualmente ognuno di loro ha partecipato con entusiasmo a questa avventura».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 novembre 2003
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