Protesta al buio: i piccoli comuni si interrogano

Stessi problemi, ma diverse le posizioni sulla "stretta" della Finanziaria. Giorgetti: «Risolveremo tutto; in caso contrario protesterei anch'io»

Fa discutere la minacciata protesta dei piccoli comuni italiani: spegnere tutte le luci pubbliche se la finanziaria del 2004 confermerà il suo trend attuale: tagliare fondi agli enti locali, costringendo gli amministratori a riduzioni drastiche dei servizi essenziali. Anche nel Varesotto sono molti i paesi che potrebbero essere interessati all’iniziativa di oscuramento: le loro posizioni tuttavia non riflettono una precisa identità di vedute.
Franca Biglio, presidente dell’Anpci, è ottimista che, rimanendo così le cose in finanziaria, dai comuni avrà un’adesione "bulgara". 
«In realtà non abbiamo ancora ricevuto comunicazioni ufficiali in merito – riassume per tutti Silvio Fiorini, presidente  dell’Unione provinciale enti locali – ed è meglio attendere gli sviluppi della manovra economica. Ma un dato è certo: i costi per noi aumentano, i trasferimenti statali sono sempre meno, e non possiamo aumentare la pressione fiscale». 
Questi dunque i fatti, su cui più o meno tutti concordano. Davanti alla situazione, le reazioni hanno tuttavia qualche significativa variazione: drastico è Gianpietro Ballardin, Ds, sindaco di Brenta «Non so se saremo in grado di pagare le spese della pubblica amministrazione e gli altri servizi ordinari. Il governo ci sta dando solo degli acconti. Siamo già al lumicino e non potremo che aderire alla protesta».
Marco Zanzottera, sindaco diessino di Casalzuigno, conferma le preoccupazioni del collega, ma esprime perplessità sul "black out": «Lasciare al buio il paese? Mah, noi abbiamo una convenzione con l’Enel, paghiamo una cifra forfettaria; per noi non sarebbe un vantaggio economico spegnere le luci, ma non potremmo farlo nemmeno tecnicamente». 
Dubbi e perplessità anche da Francesca Ghiringhelli, sindaco di Cadrezzate: «Devo ancora pensarci e valutare bene la modalità proposta dalla Biglio. Avrebbe senso solo se tutti i comuni partecipassero». 
Chi non aderirà per certo è Graziano Maffioli, sindaco UdC di Casale Litta: «Premetto che il mio comune gode di ottima salute finanziaria – esordisce Maffioli – ma non capisco come mai solo adesso si protesti; è una situazione che si trascina da anni e solo perché c’è questo governo si alimentano polemiche. Auspico meno chiasso e regole chiare e certe. Comunque sono fiducioso nel processo di devolution».
Fiducioso, e non potrebbe essere altrimenti, anche l’onorevole Giancarlo Giorgetti, presidente della commissione bilancio nonché sindaco di Cazzago Brabbia, 700 anime, investito come gli altri in pieno dal problema. Cerca di stemperare le tensioni: «L’idea dei paesi al buio, è mia, è nata qui nel mio studio – rivela divertito Giorgetti – Il problema esiste, sia chiaro, e deriva da una distribuzione scellerata dei fondi che spesso ha privilegiato alcuni comuni a discapito di altri, con trasferimenti sotto la media nazionale, specie al nord. Da quando sono al governo posso dire di essere sempre riuscito a lavorare perché alla fine si arrivasse ad un trattamento equo». La protesta è legittima, dunque, anche per Giorgetti che però rassicura: «E’ una tattica parlamentare che anch’io all’inizio faticavo a comprendere. Non si promette mai tutto all’inizio, per timore che venga chiesto ancora di più. Si promette meno per poi elargire in un secondo momento». 
Ma, onorevole, in qualità di sindaco, se le cose non andassero come lei auspica? «Allora sarei pronto a spegnermi».  

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 novembre 2003
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