Casa, lavoro e istruzione. Il Console di Tunisia risponde

Una delegazione di diplomatici tunisini ha incontrato la comunità varesina alla cooperativa di Biumo

Quarant’anni fa non doveva essere molto diverso per i nostri emigranti, andati a cercare fortuna nelle miniere del Belgio o nelle fabbriche francesi. Il ricordo della patria, il bisogno di mantenere un legame con la propria terra e la propria cultura sono ancora oggi i bisogni fondamentali di quegli uomini e quelle donne venuti dai continenti del Sud del mondo per lavorare in Italia. Basta un richiamo semplice, come la visita di un diplomatico del proprio paese, che la comunità esce allo scoperto e si ricompatta. È accaduto nella sala superiore della cooperativa di Biumo, trasformata per un giorno in un angolo di Tunisia: le bandiere riprodotte su carta appese al muro, un manifesto con l’immagine di monsieur le president ai lati della sala e soprattutto una delegazione con tanto di console in testa.

L’occasione fornita dall’Anolf-Cisl, ha richiamato circa cento tunisini, dei 1700 che vivono nella nostra provincia. Ognuno aveva qualcosa da dire. Molti i problemi pratici e burocratici sottoposti al diplomatico: a cominciare dal problema più grave, quello della casa e della difficile assegnazione degli alloggi di edilizia popolare, per arrivare alla conversione della patente di guida, che con la nuova normativa europea è tutt’altro che semplice, alla carta di soggiorno per le mogli che raggiungono per alcuni periodi dell’anno i propri mariti. Le parole più pronunciate sono state : questura e permesso di soggiorno. 
Il Console, Abderrazak Ben Fredj (foto sopra), ha risposto a tutte le domande, soffermandosi in particolare sul problema della scuola araba, considerato che nascono 600 bambini tunisini nel solo Nord Italia. «Ci sono iniziative significative in molte province, tra cui Pavia, Lodi e anche Varese. Io non sono contro le scuole internazionali, ma il rischio che il bambino perda il contatto con la propria cultura di origine è reale». 
Il console non smentisce l’eleganza delle risposte dei diplomatici arabi, preferendo un no-comment, sulla legge Bossi-Fini. «L’Italia è una via importantissima per l’immigrazione internazionale e i rapporti con la Tunisia sono sempre stati ottimi. I nostri concittadini forniscono manodopera qualificata alle imprese e l’esperienza, fatta in passato con lo sponsor che faceva da garante, ha dato ottimi risultati. Penso che dovrebbe essere l’Europa a farsi carico di questo rapporto con i paesi del Bacino del Mediterraneo». 
La questione terrorismo viene solo sfiorata. Mohamed Gaceul, presidente delle comunità tunisine del Nord Italia, è piuttosto perentorio: «Io vivo in Italia da 25 anni e le nostre comunità non sono mai state coinvolte perché il nostro rapporto è più che buono. È un problema che per noi tunisini non esiste».


Nella sala riunioni c’è un’assenza evidente, quella della donna. Tutti uomini, compresi due bambini. Qualcuno, sorridendo, dice che sono al mercato perché oggi per la comunità è un giorno di festa. Gaceul garantisce che nelle comunità del Nord Italia si sta lavorando ad un nuovo progetto chiamato "Spazio donna seconda generazione". 
Domani la comitiva diplomatica è attesa a Trieste.


di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 marzo 2004
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