«Ci sentiamo parte di un progetto»

Solidarietà con le colleghe, crescita professionale e migliori condizioni di lavoro. Ecco cosa spinge una giovane laureata in ingegneria a scegliere di lavorare in un ente pubblico

«Pronto, vorrei parlare con l’ingegner Magni. Sono io l’ingegner Magni». Rossana, 28 anni, è uno degli otto ingegneri in forze all’assessorato all’Ambiente della provincia di Varese. «A volte il cittadino pensa che per il solo fatto che a rispondere al telefono sia una donna, questa debba essere per forza una segretaria». 
Capita anche questo negli uffici del settore ecologia ed energia di via Pasubio. D’altronde un team di otto ingegneri donna, di età compresa tra i 28 e i 34 anni, che ogni giorno si occupano di risorse idriche, dighe, pozzi, rifiuti speciali, balneabità, non è così usuale.
Tranne due, che sono dipendenti, le altre lavorano a progetto e proprio in Provincia hanno trovato una prima chance lavorativa importante. Due mesi di formazione, a studiare come gira la pubblica amministrazione, e subito al lavoro. 
Tra loro c’è una coesione e una solidarietà evidenti. «Io avevo già lavorato in una società privata – dice Lucia Zarini – ma qui ho sperimentato una collaborazione con le colleghe che sfata il luogo comune che le donne sul lavoro siano più competitive tra loro. Inoltre l’immagine della pubblica amministrazione come un ambiente statico è ormai un ricordo del passato. Qui c’è molto dinamismo e progetti su cui lavorare». 
Non si lamentano della retribuzione. Certo lavorare nel privato si guadagna di più, ma lavorare in condizioni ottimali è più importante, considerando che alcune di loro sono già mamme. Il rapporto con i colleghi maschi è buono. Qualcuno, scherzando, si affaccia alla porta e chiede se c’è un ingegnere disposto a cucirgli un bottone.
Se la mediazione sia una dote delle donne di oggi è difficile dirlo, di certo una presenza femminile nel rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione  puo’ aiutare a superare non poche tensioni. Loro lo chiamiamo effetto spiazzamento. «Capita spesso – dice Sara Barbieri – che quando arriva qualche persona aggressiva e si trova davanti una di noi rimane spiazzata, abbassa i toni ed è più disposta al dialogo».
Lavorare per la Provincia e occuparsi di ambiente ha anche alcuni vantaggi, come ad esempio conoscere il proprio territorio, arrivare in luoghi mai conosciuti prima, sentirsi parte di un progetto complessivo e soprattutto essere riconosciute dai cittadini, come è capitato nell’ultima nevicata che paralizzò le strade di Varese. «Eravamo sull’autostrada con una macchina dell’ente – raccontano divertite – dovevamo uscire ad Azzate, ma la nostra macchina era in difficoltà per la neve, come molte altre. Alcuni automobilisti appena videro lo stemma della Provincia ci riempirono di improperi, ma appena si accorsero che eravamo tutte donne, sempre imprecando, si misero a spingere la nostra macchina aiutandoci a proseguire».

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 marzo 2004
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