Cooperiamo allo sviluppo delle campagne del terzo mondo

Intervista con Giuseppe Biella, ex presidente di ACRA

ACRA è una ONG con sede a Milano, nata a fine anni Sessanta, con l’obiettivo di cooperare allo sviluppo delle campagne del Terzo Mondo, in Paesi come Ciad e Tanzania, visitati da volontari che hanno creato l’associazione. Per anni è stata attiva anche nel territorio dei Varese, soprattutto grazie alla figura di Gigi Bassani. Abbiamo incontrato uno dei fondatori ed ex presidente, Giuseppe Biella, attuale responsabile dello sviluppo dell’Africa Orientale.

Dottor Biella, come è nata e quale è il campo di azione di ACRA?
«ACRA è stata fondata nel 1968 da un gruppo di volontari, come associazione non ancora registrata, dato che la legge sulla cooperazione non era ancora stata promulgata. ACRA è nata nello stesso periodo di ManiTese, e la strategia dell’organizzazione era proprio quella dei gruppi radicati sul territorio, a Cavaria ne è nato uno da subito. Negli anni Settanta e Ottanta il gruppo si è allargato, si è dato una struttura adeguata e si è organizzata come ONG, con personale che si occupa a tempo pieno dello sviluppo delle politiche che portiamo avanti. L’idea di base che ha spinto alla creazione di un’associazione di questo tipo è stato il tentativo di sostenere le campagne dei Paesi da noi visitati come volontari, per garantire loro uno sviluppo autonomo, fuori dal circolo vizioso che vuole l’abbandono delle campagne per ingrossare le fila delle città, ormai non più in grado di garantire un vita degna per i poveri contadini che vi si recano pieni di speranza».

Quale è la strategia che ACRA mette in atto nei P.V.S. e quali sono i Paesi dove ACRA opera?
«La strategia di ACRA, al di là dell’aspetto rurale della nostra organizzazione, è legata al territorio: noi ci leghiamo alla gente, cerchiamo di fare da tramite tra le esigenze delle popolazioni e i vari enti che possono finanziare progetti per realizzare strutture in grado di soddisfare le necessità della gente. Non ci fermiamo solo al nostro campo di azione, che riguarda l’aspetto rurale dello sviluppo, ma cerchiamo di sviluppare progetti di ampio respiro, in grado di affrontare e risolvere i problemi delle più svariate tipologie; per far questo è indispensabile la collaborazione tra le ONG e gli enti, sia pubblici che privati, che si fanno carico di finanziare i progetti. Aspetto fondamentale del nostro lavoro è quello che riguarda lo stimolo di capacità che sono già presenti sul territorio dal quale ci viene l’impulso e la richiesta di aiuto: infatti spesso le capacità ci sono a prescindere dall’intervento delle organizzazioni esterne, il problema è che altrettanto spesso queste capacità non possono essere sfruttate. Noi dobbiamo rendere le popolazioni in grado di muoversi da sole, dando la capacità tecnica, ma anche la consapevolezza politica, per poter rivendicare i diritti e soddisfare i bisogni. I Paesi dove siamo impegnati sono strettamente legati alla storia di ACRA: dal Ciad al Nicaragua dalla Bolivia al Senegal, dove abbiamo realizzato un progetto di casse di credito e piccolo risparmio riconosciuto dal Ministero locale. Da due anni ci stiamo aprendo all’Africa Orientale, in collaborazione con le ONG consorziate in UNA, per realizzare progetti nei vari campi di "specializzazione" delle varie ONG che aderiscono; questo consorzio ci permette anche di unire i costi e gestirli in modo unitario, cosa che facilita le cose, come dimostrato dall’esperienza di Nairobi».

Quali sono i problemi che incontrate sia nel reperire i fondi che a livello burocratico?
«I problemi sono molti, ma il maggiore è che l’Africa non è al centro degli interessi politici di chi stanzia i fondi, ovvero Comunità Europea e Ministero degli Affari Esteri in primo luogo: gli investimenti vengono fatti in luoghi che hanno un ritorno politico, c’è sempre uno scopo dietro lo stanziamento di fondi per la cooperazione. La burocrazia è lenta, ma il sospetto è che non sia per incapacità, ma per rallentare il flusso di soldi destinati a problemi che non sono sentiti, come quello della cooperazione. La raccolta fondi privata è attiva, ma difficile, perché la gente tende ad identificare la cooperazione come un argine a disastri ecologici, malattie infantili, guerre, e non come un progetto di sviluppo a lungo termine, messo in atto per rendere autonome le popolazioni in difficoltà perenne: è un discorso scomodo politicamente, che presuppone una riflessione difficile da mettere in moto, ma indispensabile per fermare un paternalismo solidale che non serve a nessuno. Il mezzo per riflettere sono i gruppi, e proprio su questi dobbiamo lavorare».

Come pensate di coinvolgere la popolazione italiana?
«
Innanzitutto con interventi concreti, come la creazione a fianco di ACRA di cooperative che si dedicano al commercio equo e solidale, come NAZCA, per avvicinare il più possibile la gente a temi che ci stanno a cuore, consapevoli che il solo discorso teorico è di difficile assimilazione. A Cavaria è nata COESO, per ora gruppo informale, ma che abbiamo in mente di allargare, che è attivo con una bottega di commercio equo e solidale, "L’Angolo del Mondo", intorno al quale si è venuto a creare un clima di discussione proficua. Inoltre ACRA ha un interessante programma di volontariato al quale si può accedere tramite il Servizio Civile Nazionale, che permette di svolgere attività in sede a Milano, ma anche di andare a fare esperienza sul campo, nei Paesi in via di sviluppo, con un assegno garantito dal Servizio Civile Nazionale. I giovani fino a ventisei anni che volessero aderire a questo programma, possono svolgere una proficua esperienza, utile anche a livello di esperienza; chi è già in un gruppo attivo sul territorio italiano può oltretutto unire le cose, intraprendendo un percorso con il quale coinvolgere anche gli altri membri, una volta rientrati dallo stage. ACRA mette anche a disposizione una borsa di studio ogni anno, intitolata a Gigi Bassani, per permettere ad un giovane laureato di fare esperienza sul campo. Infine c’è l’importante aspetto dell’educazione allo sviluppo, che ci vede in prima linea da anni, soprattutto nelle scuole del milanese: questi programmi sono utili perché portano nelle scuole temi che i ragazzi non affronterebbero in altra maniera».

A Varese e Provincia ci sono state esperienze di questo tipo e gruppi attivi?
«A Varese non è mai stato formato un gruppo "ufficiale", ma intorno alla figura del compianto Gigi Bassani, anni fa ACRA ha organizzato mostre e programmi di educazione allo sviluppo, come le serate della Balcon Band per finanziare un museo ecologico in Nicaragua. Bassani aveva collaborato anche con il Comune di Varese, ma dopo la sua scomparsa non si è più fatto nulla, a parte riunioni informali e serate tra amici, ma nulla di "ufficiale". Trovare gente motivata ed al tempo stesso capace tecnicamente è sempre più difficile».

Per chi volesse contattare ACRA: Via Breda 54, 20126 Milano, Tel. 02/27000291, Fax 02/2552270, www.acra.it , e-mail: acra@acra.it. Per le attività in Italia di educazione allo sviluppo ci si può rivolgere a Ada Civitani adacivitani@acra.it , mentre per la creazione di gruppi a Giordano Golinelli giordanogolinelli@acra.it .

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 marzo 2004
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