Detenuti e disabili avviati al lavoro, grazie ad Enaip

Varese - Scuola - Un progetto finanziato dal Fondo Sociale Europeo, in collaborazione con il consorzio Il Solco e il carcere di Varese

Sono 25 i detenuti del carcere dei Miogni ad aver già intrapreso, da un paio di settimane, un percorso di formazione professionale. Diciotto invece i soggetti psichiatrici, provenienti da alcune comunità di recupero della provincia di Varese.
Sono queste le prime cifre dei nuovi percorsi di formazione di categorie svantaggiate messi in campo dal Centro Servizi Formativi Enaip di Varese in collaborazione, nello specifico, con la casa circondariale locale e i servizi specialistici dell’Azienda Ospedaliera, le realtà del settore no profit presenti sul territorio e le comunità terapeutiche. Quarantatre soggetti, inclusi nelle cosiddette aree di svantaggio, che beneficiano delle possibilità offerte dal Fondo Sociale Europeo.
Una attività che vuole non solo porsi come riempitivo, piuttosto porsi come vero e proprio accompagnamento selettivo verso una possibile attività professionale successiva, unica condizione per un reinserimento sociale dopo il carcere o dopo la comunità.
“Si tratta – spiegano Sara Campiglio del Centro Servizi Formativi e Sabrina Gaiera, referente area sociale de Il Solco, il consorzio di cooperative che svolge mansioni dirette di tutoraggio e di gestione dei corsi – di iniziative concordate direttamente con la direzione e con la commissione didattica del carcere e con le aziende ospedaliere sulla base screening dei bisogni formativi dei soggetti. Attraverso questionari, colloqui individuali, o precedenti esperienze di questo tipo, siamo in grado di creare percorsi che corrispondano agli interessi espressi dai partecipanti”. Attenzione al livello culturale, di preparazione e ai desideri di soggetti. Ma attenzione sopratutto alle esigenze del territorio. “Occorre che il soggetto recuperi una positiva percezione di sé, ma è necessario indicare una prospettiva lavorativa seria”. L’intento non è assistenziale, riempire un vuoto, far da passatempo, ma garantire una competenza acquisita spendibile immediatamente.
In carcere, in spazi appositamente destinati, nove detenuti stanno seguendo un percorso propedeutico al settore della ristorazione collettiva; 7 al settore prestampa, 9 alla manutenzione opere murarie. Tra i soggetti psichiatrici 9 stanno lavorando alle tecniche di trasformazione e conservazione dei prodotti biologici, 9 direttamente alla coltivazione biologica. Per questi ultimi, ore di teoria presso l’Enaip e laboratori presso l’agriturismo Sciarada di Cittiglio e la cucina della Comservice di Varese.
“Occorre riconoscere sempre di più il ruolo del lavoro nei momenti della cura o della detenzione – conclude Sabrina Gaiera – è una richiesta che i soggetti psichiatrici o i detenuti fanno. Vogliono dialogare con l’esterno, vogliono essere messi in comunicazione. E noi dobbiamo essere in grado di far comprendere loro le loro reali capacità, così da attivare un processo di autostima caratterizzato da una nuova identità lavorativa e personale”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 marzo 2004
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