Dopo gli ecomostri, minacce alla palude Bozza

Gli ambientalisti rinnovano la battaglia promuovendo una convenzione per la salvaguardia dei laghi

Si può ancora salvare la palude Bozza e con essa altri luoghi magici del nostro territorio? Dopo le veementi accuse contro gli ecomostri voluti dalla maggioranza del Sindaco D’Agata (e oggetto di un ampio scambio di opinioni su Varesenews) è la volta dell’area umida sulle rive del Lago Maggiore a suscitare timori e preoccupazioni e ad interrogarci su come salvaguardare il nostro patrimonio naturale. Su questo ci si è confrontati a Brebbia in un incontro pubblico proprio all’indomani del Consiglio Comunale che aveva approvato in via definitiva il piano attuativo per la realizzazione di 79 appartamenti con relative pertinenze (parcheggi, piscina, campi da tennis) nei pressi della palude e della spiaggia "Sabbie d’Oro". Sono state mostrate alcune pagine tratte da un sito Internet (www.coltof.nl/brebbia.html) attraverso le quali gli appartamenti sono stati messi in vendita già da tempo (ben prima dell’approvazione del piano), declamandone i pregi tra cui, sorpresa!, la spiaggia privata non prevista in alcun modo dal piano, e, per i primi che si prenoteranno, una barca da 30 cavalli in omaggio. Esito già scritto. Il Sindaco aveva giustificato l’intervento con il degrado della zona e la relativa "riqualificazione" è stata affidata ad un costruttore: il quale diventato unico soggetto titolare del recupero di sabbie d’oro, lo farà a modo suo, privatizzando di fatto tutta l’area ben al di là della superficie di sua proprietà. Intanto si è già portato avanti annettendosi la spiaggia e regalando barche in previsione, probabilmente, del futuro porticciolo. Per i Brebbiesi? A dispetto del conclamato sviluppo turistico, nessun vantaggio economico (che ricchezza portano 79 seconde case affittate o vendute ad olandesi che vi risiederanno, si e no, un mese all’anno?) e la perdita definitiva di sabbie d’oro. Avrà avuto tutti i torti quell’abitante di Brebbia intervenuto per definire l’attuale maggioranza "una calamità naturale"? Il grido di dolore sul destino della Bozza è stato lanciato dal dr.Realini, che ne ha ripercorso la storia. Da quando non c’era la spiaggia (frutto del riporto artificiale di sabbia) ai primi interventi edilizi degli anni ’60, fino ai riempimenti che hanno minacciato e tuttora minacciano il delicato equilibrio dell’area umida. E ricordando anche che fino dalla metà degli anni ’70 presentò, insieme ad altri eminenti studiosi, un progetto di ripristino delle funzionalità naturali dell’area ignorato dalle amministrazioni pubbliche di allora. Su uno stato già critico l’intervento approvato dal Comune di Brebbia e la sua prevedibile espansione a lago non è che l’ultimo passo verso la morte di quest’ambiente naturale unico. Rassegnazione e sconforto dunque? Non è detto. La dr.ssa Trotti, del Parco del Ticino, ha ricordato che tutta la zona circostante è intessuta di aree protette (il Parco del Ticino, Campo dei Fiori, Palude Brabbia) e di Siti d’Importanza Comunitaria (aree da assoggettare a protezione secondo i dettami di una direttiva europea), come la stessa Bozza-Monvallina, l’oasi Bruschera, il Lago di Biandronno, il Lago di Comabbio. Perché non pensare allora ad un grande progetto verde di salvaguardia, interconnessione e fruizione sostenibile di tutti questi nodi? Per uscire quindi dallo stretto ambito brebbiese e proporre un’idea concreta di riequilibrio verde-urbanizzato a tutto il territorio. Perché se Brebbia piange, altrove non si ride. E’ stato ad esempio citato il caso di Bardello, con una variante al Piano Regolatore che prevede di edificare in prossimità del Lago di Biandronno, anch’esso Sito d’Importanza Comunitaria. Per raccogliere le forze le associazioni promotrici, il Comitato di Brebbia e il circolo locale di Legambiente, hanno proposto la costituzione di una Convenzione per il paesaggio e l’ambiente dei Laghi, di cui è stato esteso un manifesto. Chi vuole aderire e portare il suo contributo può scrivere a convenzionelaghi@katamail.com.

Fulvio Fagiani 
Legambiente

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 marzo 2004
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