Fonti rinnovabili e risparmio energetico: occorre più informazione

Ma per il futuro, come emerso dal seminario alla LIUC, le prospettive appaiono incoraggianti grazie anche alla figura dell'energy manager

Fonti rinnovabili e risparmio energetico costituiscono ormai una realtà tecnologica importante, non più solo un sogno di qualche anima bella dell’ambientalismo, ma ciò che ancora manca è l’informazione e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica verso queste fondamentali tematiche. E’ la conclusione cui si è giunti al termine del seminario “Energia e fonti rinnovabili” tenutosi presso la LIUC di Castellanza nell’ambito di un complessivo progetto sulle fonti rinnovabili, destinato alle aree Obiettivo 2 (a declino industriale), organizzato dal CESI di Segrate con vari partner, tra cui la LIUC e il Polo Scientifico Tecnologico di Busto Arsizio, e finanziato dalla regione Lombardia. Tale progetto, come messo in luce da Carlo Zuccaro, ingegnere elettrico specializzato nel fotovoltaico, consta di tre fasi: un momento di ricerca sul territorio, uno di divulgazione e sensibilizzazione della tematica, infine la realizzazione di progetti pilota. Una figura professionale di nuova creazione, prosegue Zuccaro, è quella dell’energy manager, specializzato nell’individuare e risolvere le criticità nel consumo di energia da parte delle aziende. Tale figura, obbligatoria per le imprese con più di 1000 dipendenti, è ormai comune, ma molte aziende, per ottemperare alla legge, hanno semplicemente nominato in tale posizione personale proprio privo delle necessarie competenze.

Walter Grattieri, ingegnere elettrotecnico del CESI, spiega su quali fondamenta si basino i programmi di promozione del risparmio energetico. Tutte le società di distribuzione elettrica e del gas che forniscono oltre 100.000 utenze sono tenute per legge ad obiettivi di risparmio energetico che vengono valutati in TeP (tonnellate equivalenti di petrolio), e perseguiti tramite opportuni accordi con la clientela. Le società che ottengono i risultati prefissi ottengono certificati di efficienza energetica che possono poi essere rivenduti alle aziende “in rosso” da questo punto di vista, come previsto dalla liberalizzazione dei settori elettrico e del gas avvenuto tra il ’99 e il 2001. I costi sostenuti dalle aziende sono rimborsati quando gli obiettivi di risparmio energetico sono raggiunti; un attento studio del rapporto costi/benefici permette dunque di cogliere la combinazione di interventi che garantisce un rientro economico a breve o medio termine. Il problema chiave è che in questo tipo di innovazione tecnologica gli utenti finali vedono solamente i rischi senza essere in grado, per carenza di informazione, di coglierne i vantaggi, mentre il risparmio energetico risulta immediatamente vantaggioso per tutte quelle aziende che hanno l’energia quale proprio core business. Occorre pertanto far capire all’utenza che il rischio è minore di quello percepito e che il risparmio energetico non è una ciliegina sulla torta per aziende “originali”, ma un’esigenza strategica e cruciale che mette al passo con i tempi e, in prospettiva, evita spese e fastidi. Da questo punto di vista, le campagne informative e gli incentivi economici devono procedere di pari passo, senza fretta ma andando ad incidere in profondità nella mentalità e nei comportamenti.

Una soluzione al problema detto del “conflitto d’interessi” nell’innovazione tecnologica, per esempio, tra proprietari (che sostengono i costi dell’installazione di una nuova caldaia) e inquilini (che ne ricavano i benefici), è dato dalle ESCO (Energy Service Companies), molto diffuse negli USA. Si tratta di società che, pur non essendo dei distributori veri e propri, erogano il servizio di riscaldamento o elettricità mantenendo la proprietà degli impianti, in cambio di un canone fisso, per poi commercializzare i certificati di qualità ambientale così ottenuti e, in un circolo virtuoso, eventualmente ridurre il canone per gli utenti finali.

L’ingegnere nucleare Antonio Capozza, rappresentante italiano nell’AIEA, ha presentato due esempi pratici e convincenti di risparmio energetico nell’industria, corredati da un’ampia mole di dati: l’uso di motori elettrici ad alta efficienza e l’utilizzo di inverter per variare la tensione di alimentazione (e dunque il numero di giri) nelle pompe ad uso industriale, operazione, quest’ultima, che può garantire un risparmio pari al 25% della potenza erogata, a patto di proteggere a dovere gli inverter, apparecchiature delicate, da interferenze e disturbi elettrici.

Di nuovo l’ingegner Zuccaro si è dilungato sul fotovoltaico (o solare elettrico), una tecnologia semplice, non inquinante e garantita per vent’anni dai produttori, ma purtroppo ancora costosa. Chi installa un impianto di questo tipo immette energia in rete durante le ore di luce e ne riceve dalla rete durante la notte, mantenendo un equilibrio tanto più ottimale quanto maggiore è l’insolazione. Oggi il fotovoltaico ancora non è competitivo senza un finanziamento esterno nella misura almeno del 65-70% o una tariffa dedicata per l’energia prodotta e distribuita in rete. Il previsto innalzamento delle tariffe Enel da agosto per i produttori di energia elettrica da celle solari dovrebbe rendere in prospettiva molto più interessante questo tipo di investimento, smuovendo un mercato italiano che, a differenza di quanto avviene in Germania, è ancora colpevolmente indietro.

Il biologo Giorgio Schenone ha presentato il quadro dell’utilizzo delle biomasse vegetali (legno e scarti vegetali vari), con le quali si possono produrre elettricità, calore e carburanti “verdi”. In questa chiave molto promettenti appaiono le centrali a cogenerazione per il teleriscaldamento domestico, adatte alle piccole realtà locali e dalle emissioni molto ridotte. A detta di Schenone , comunque, il combustibile-biomassa del futuro saranno i pellets, minuscoli cilindretti di legno vergine pressato; di grande resa e versatilità, possono essere addirittura pompati da cisterne come se si trattasse di un liquido, e il loro uso sta conoscendo un autentico boom nell’Europa settentrionale. Le biomasse vegetali, spesso recuperabili da sfalci, potature e simili che oggi finiscono quasi sempre in discarica, di per sé costano pochissimo; il costo netto è dato dall’installazione dei macchinari, ma lo si recupera pienamente in tre o quattro anni di utilizzo.

Si è colta infine l’occasione per ricordare che l’Enel è il maggior produttore mondiale di energia elettrica da fonti rinnovabili in Watt erogati, anche grazie alla situazione tuttora di semimonopolio di cui gode.  

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 marzo 2004
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