Lasciati a casa dallo scalo, i “nuovi poveri” del territorio

Aumentano i lavoratori non riconfermati dopo aver lavorato con contratti temporanei

Vivere con gli aerei sulla testa e la crisi nella pelle. Il declino del sistema Malpensa ha colpito lavoratori e imprese ma grava anche sui comuni del territorio. Ricercati e ambìti, per la loro posizione a due passi dalla grande madre di migliaia di posti di lavoro, ma oggi in difficoltà per l’aumento di lavoratori lasciati a casa.
Il problema più direttamente rilevabile è quello di chi è entrato a Malpensa con un contratto temporaneo, e non è stato più confermato. 

«Quando aprì la grande Malpensa – racconta il sindaco di Lonate Pozzolo Giovanni Canziani – la gente che cercava lavoro e si rivolgeva al comune diminuì drasticamente. Sembrava che il sistema Malpensa fosse in grado di garantire un forte sviluppo dell’occupazione. Da due anni la situazione è completamente cambiata. Molte coppie giovani si sono stabilite nei nostri comuni per lavorare in aeroporto, hanno un figlio e si ritrovano entrambi con la ricerca di un altro lavoro. C’è anche il problema dei costi sull’ente locale che stanno diventando molto alti».

Per Claudio Brovelli, sindaco di Somma Lombardo, un comune che da sempre vive di aeroporto, la situazione dei lavoratori temporanei espulsi è ormai diventata fisiologica. 

«E’ un trend costante – spiega – i lavoratori si trovano senza occupazione e si rivolgono a noi. La precarietà del lavoro in aeroporto è un dato di fatto connaturato al sistema. In più, c’è il problema degli effetti che Malpensa ha portato nel nostro comune, penso ad esempio al forte rialzo degli affitti. Molti proprietari, ingolositi dalla possibilità di affittare a hostess e piloti, hanno innescato una corsa al rialzo, che però colpisce fortemente i residenti e in particolare le categorie deboli come ad esempio i pensionati. 
Infine, il lavoro in aeroporto, con i suoi orari flessibili e diversi da quelli delle altre categorie produttive, crea una domanda di servizi che facciamo molta fatica a soddisfare. Ci vorrebbe un servizio personalizzato per ogni famiglia, basti pensare agli orari del nido per chi magari fa i turni pomeridiani e serali».

Malpensa è un sistema che ha sconvolto lentamente la vita di tutto un territorio determinando nuove domande e nuovi bisogni. Oggi si trova al palo, con in più la paura per il futuro. Che sarà sicuramente rumoroso, ma non è detto che sia roseo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 marzo 2004
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