Radio Padania: la Lega festeggia la sua “rivoluzione”

Grande commozione per il successo in Senato. "Vent'anni di attesa e di lotta, tutto merito di Bossi"

L’uomo di energia ne ha tanta e lo ha sempre dimostrato. La riforma votata oggi in Senato porta indiscutibilmente la firma di Umberto Bossi, arrivato stremato alla meta, tanto da non farcela e subire l’attacco del cuore. Che abbia aperto gli occhi nel letto d’ospedale poche ore fa è un segno che il suo popolo fideizza, come quasi tutto quello inerisce al suo leader
A due settimane esatte dal ricovero del senatùr, Radio Padania torna ad essere epicentro di emozioni, bacino di raccolta di parole in libertà che il popolo leghista non lesina, squadernando tutti i toni che la mancanza di censura consente. Ma nel giorno della gioia per il successo politico, Bossi è più che mai presente: “Umberto I”, lo apostrofa un ascoltatore. Un re, il primo ad avere avuto “il coraggio di scoperchiare la pentola di Roma”. In calce alla riforma c’è tutto il centro-destra. Ma sulla targa d’oro c’è scritto Lega Nord. Su questo l’elettorato non ha dubbi.
La discussione ruota intorno ad un fuoco: il voto di oggi non è frutto di un ricatto della Lega, come dice la sinistra. Fa parte del patto elettorale. Ma è merito sopratutto della Lega e di Bossi, con il 3,9% averlo voluto, fortissimamente voluto.
Il 3,9%; una cifra che finora era, più che il bozzolo di una orgogliosa minoranza, il guscio di una frustrazione.
Oggi per i lumbard, increduli di aver finalmente strappato quel successo rincorso da quasi vent’anni, quel piccolo numero diventa ancor più un segno di titanismo, di incrollabile fede.
Si sente che per il popolo leghista siamo ad una sorta di rivoluzione d’ottobre padana.
“Una rivoluzione senza sangue” sottolinea combattiva l’ascoltatrice. “Ottenuta però a prezzo di tante sezioni leghiste bruciate”, le fa eco il conduttore.
Tante, come al solito, le donne. Tantissime le anziane che in diretta offrono la loro commozione e la rivolgono al ministro Bossi. Commozione. Sembra una categoria esagerata per un fatto politico come questo. Ma davvero non ci sono altre parole, per commentare il trasporto, il senso di liberazione, la gratitudine palpabile delle decine che chiamano in radio.
“Quel banco non è vuoto ma è riempito da tutto il popolo leghista” dice un’altra signora ricordando la poltroncina solitamente occupata da Bossi in emiciclo.
Un’altro bagno di folla e di autoriconoscimento dei leghisti. Che, fra le righe, gongolano anche per il rigido niet di Maroni contro il decreto salva calcio. La notizia che il salvataggio delle squadre in crisi è definitivamente affossato arriva in radio intorno alle 18.00. Un secondo trionfo, per il 3,9% in camicia verde.
Oggi è un altro giorno per rimarcare le differenze: e allora dagli addosso ad Angius e Bordon, contro la sinistra vecchia e bugiarda e “figlia d’androcchia”, contro quegli alleati che si sono astenuti come Fisichella. Applausi per Schifani che gliele ha cantare chiare.
E se non si può sentire Bossi in diretta, c’è la trance-dance che campiona la voce del capo che ripete: “Basta Roma e basta tasse”. Per i padani, più giovani, crediamo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 marzo 2004
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