«Signor sindaco, Il green “costa” troppa acqua»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di Legambiente

Gentile Sindaco,

la nostra Associazione da sempre è molto attenta alle vicende che attraversa uno degli ultimi polmoni verdi di una certa dimensione rimasti nella nostra zona, il Parco Alto Milanese. Proprio perché il Sempione vive questo regime di ‘scarsità verde, ci è parso importante focalizzare bene le due vocazioni del parco, quella sociale e quella naturalistica, priorizzando la seconda, dato che i parchi urbani già svolgono la funzione di svago e di attività sportiva. Purtroppo ci sembra che si voglia sempre di più ridurre il Parco Alto Milanese in un Centro divertimenti, a discapito degli esseri vegetali ed animali che hanno uguali diritti di noi a vivere decentemente in un’area verde.

In questo contesto critico si colloca l’approvazione da parte della Giunta comunale di Busto di una Convenzione per la concessione della metà dei terreni di proprietà del comune di Busto Arsizio nel Parco alto milanese (11 ha su 25), per realizzare una serie di strutture sportive, tra cui primeggiano un campo allenamento golf ed un campo da pitch and putt (analogo al gioco del golf). In questo atto amministrativo è stato dato il diritto di superficie per venti anni ad una Cooperativa, la quale si impegnerà a realizzare strutture sportive ed edilizie per la cifra di un milione di euro.

L’anno scorso è stata la giornata mondiale dell’acqua; a questo proposito vogliamo aggiungere una breve nota ripresa dal Global Antigolf Movement, riguardo il grande consumo del prezioso liquido ad opera degli impianti da golf:

un campo da golf consuma all’anno lo stesso quantitativo di un paese di 8.000 abitanti, circa 360.000 metri cubi d’acqua.

Ricordiamo che ogni estate anche a Busto il sindaco emette un’ordinanza che, per certe categorie di utilizzo, limita l’uso dell’acqua a certi orari causa la scarsità di questa importante risorsa.

Oltre al forte consumo d’acqua, il mantenimento del green del campo da golf (e pitch and putt) richiede grandi quantitativi di diserbanti selettivi e di concimi chimici che, oltre a mettere a rischio la falda freatica, danneggiano l’ambiente naturale (motivo di preoccupazione in più se si tratta di zona parco). Per il settimanale New Scientist un campo da golf in Giappone necessita mediamente una tonnellata di prodotti chimici all’anno, una quantità superiore 7 volte di quella utilizzata per un campo di riso.

Da qui nascono le seguenti considerazioni e domande:

– Perché una grande area verde di proprietà di tutti i cittadini verrà recintata e sarà ad uso principale di pochi?

– E’ corretto che in un parco intercomunale, che dovrebbe rappresentare l’eccellenza del rapporto uomo-animale-natura, vengano realizzate strutture che, oltre ad apportare ulteriore impatto antropico, modifichino, sfruttino e inquinino la struttura naturalistica, portandola ad uno stadio di quasi sinteticità?

– Con un surplus di impianti da golf nella zona ed in tutta la Lombardia, è necessario realizzarne altri, soprattutto all’interno di un parco pubblico?

– In questa società dello spreco e del consumo, perché almeno in un Parco Intercomunale non si diffonde la cultura della sobrietà e dello sviluppo di una flora e fauna autoctona, anche con la reintroduzione di specie scomparse dall’area?

– E’ stata valutata con oculatezza la sostenibilità economica del progetto? Il Global antigolf movement denuncia che in Europa diversi club di golf sono gravemente indebitati causa i grandi costi di gestione.

A questo punto viene sempre più necessario dotare il Parco Alto Milanese di un Piano Territoriale di coordinamento perché finalmente si possa realizzare una pianificazione globale ed efficace sul parco, che soddisfi le esigenze plurali di tutti gli esseri viventi colà dimoranti.

Dopo queste preoccupate osservazioni, non possiamo che chiederLe di rivedere la concessione del diritto di superficie nel Parco Altomilanese per questa impattante opera.

Distinti saluti

Legambiente Busto Arsizio

Stefano Marcora

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 marzo 2004
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