Un triangolo nell’Ottagono

Nella Galleria Vittorio Emanuele a Milano, dal 6 al 14 marzo, una mostra sulla persecuzione nazista dei testimoni di Geova

Un triangolo di stoffa color viola li distingueva nei campi di concentramento dalle altre categorie di internati. Perseguitati dai nazisti per motivi religiosi, quasi 10 mila testimoni di Geova soffrirono in lager e prigioni e 2mila di loro persero la vita. Per ricordare questo tragico evento sarà allestita, nell’Ottagono della prestigiosa Galleria Vittorio Emanuele di Milano, la mostra "Triangoli viola, le vittime dimenticate del regime nazista". L’inaugurazione  si terrà  il 6 marzo e sarà aperta  al pubblico fino al  14. 
La mostra comprende 50 fotografie, suddivise in varie sezioni: bando, sottrazioni di bambini figli di testimoni di Geova, statistiche, informazioni ed esperienze degli internati nei campi di concentramento. Inoltre sarà proiettato il documentario "I Testimoni di Geova, saldi di fronte all’attacco nazista" in diverse lingue: spagnolo, inglese e nella lingua italiana dei segni.

L’anno scorso la stessa  mostra, esposta al Castello Sforzesco, è stata visitata da circa 11 mila persone. In Italia, in tre anni e mezzo, sulla persecuzione dei Bibelforscher sono state allestite oltre 3.500 mostre e proiezioni video  nelle scuole, nelle università, nei musei, nei penitenziari e in altri luoghi pubblici, con un’affluenza di oltre 5 milioni di persone.

Questo gruppo, spesso dimenticato dalle narrazioni storiche, rappresentava nella Germania degli anni Trenta un movimento religioso cristiano dalle solide radici. Al momento dell’ascesa di Hitler al potere, più di ventimila tedeschi vi avevano già aderito. Fin dagli anni Venti i testimoni di Geova, conosciuti come "Studenti Biblici", erano stati oggetto di ingiurie, aggressioni e violenza da parte dei nazisti. L’ostilità del regime era dovuta al rifiuto da parte di questa comunità di sostenere l’ideologia di Hitler e di ricorrere alle armi, essendo politicamente neutrali. Le famiglie dei Bibelforscher, come erano chiamati i testimoni di Geova in Germania, furono smembrate, e i figli affidati a istituti "correzionali", mentre le donne furono separate dagli uomini. Per circa trecento di loro l’obiezione di coscienza comportò la morte per fucilazione o decapitazione. A cominciare dal 1929 e prima ancora che venissero istituiti i campi di sterminio, i testimoni di Geova denunciarono i pericoli del nazismo. Nel 1933 la rivista "L’Età d’Oro" conteneva il primo di molti articoli sull’esistenza di campi di concentramento in Germania. Nel 1937 la rivista Consolazione (dapprima " L’Età d’Oro", oggi "Svegliatevi"), richiamò l’attenzione dell’opinione pubblica denunciando gli esperimenti con gas venefico condotti a Dachau. 
(Sopra: visione prospettica dell’Ottagono in Galleria Vittorio Emanuele)

Nel 1938 i testimoni di Geova pubblicarono il libro "Crociata contro il cristianesimo" che includeva schemi dei campi di concentramento e documentava con cura i crudeli attacchi subiti dai Testimoni per mano dei nazisti. Il premio Nobel Thomas Mann, dopo aver letto la terribile documentazione inclusa in questo libro, scrisse: «Non posso descrivere il sentimento misto di orrore e ribrezzo che ho provato analizzando questi racconti… Rimanere in silenzio servirebbe all’indifferenza morale del mondo… Avete fatto il vostro dovere pubblicando questo libro e portando alla luce questi fatti».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 marzo 2004
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