Adozioni internazionali: burocrazia, business e tanta sofferenza

Adottare all'estero è tutt'altro che facile: costi altissimi, una burocrazia farraginosa e tempi lunghissimi. Un sito Internet aiuta le famiglie a risolvere i problemi che incontrano nel percorso di adozione

Da una parte la gioia per avercela fatta, dall’altra la fatica e l’indignazione per tutto quello che si è dovuto passare e subire. Sono questi i due sentimenti in cui oscilla l’esistenza di chi ha scelto di fare un’adozione internazionale e le parole di Pino Torreggiani, di Somma Lombardo, scandiscono bene questi stati d’animo contraddittori. Quando parla di suo figlio Jeevan, adottato in Nepal tre anni fa, si illuminano gli occhi di un padre, ma, quando affronta il discorso della trafila che ha dovuto affrontare, affiora tutta la sofferenza e lo stress patiti. 
Per Pino non sono in discussione le giuste cautele che stanno alla base di questo istituto, bensì  il farraginoso meccanismo burocratico e alcuni aspetti pratici che di fatto rendono impossibile o costringono molte famiglie ad abbandonare l’idea di adottare un figlio all’estero. 
«I punti critici – spiega Torreggiani –  riguardano i rapporti con gli enti autorizzati che gestiscono queste adozioni e i costi che le famiglie devono sostenere. La mia prima adozione è costata 24 mila euro, tra pratiche italiane gestite direttamente dall’ente  e spese all’estero che comprendono il referente locale, i viaggi, il vitto e l’alloggio. Chi non è benestante o non puo’ accedere a prestiti puo’ quindi scordarsi di adottare.  È vero che le spese sono deducibili al 50 per cento, ma provate voi ad andare in Nepal e chiedere al tassista che ti accompagna in orfanotrofio la ricevuta fiscale».

La questione degli enti (in Italia quelli autorizzati sono circa 70) è forse la più delicata. La coppia, infatti, deve iniziare la procedura concreta di adozione internazionale rivolgendosi ad un ente autorizzato, entro un anno dal rilascio del decreto di idoneità, emesso dal tribunale dei minori. «Il primo problema – continua Pino – è quale ente scegliere e soprattutto come sceglierlo. Si è obbligati a rivolgersi per l’intermediazione ad un ente autorizzato, privato, che dovrebbe svolgere le pratiche necessarie per tutta la procedura, senza poter contare, invece, su strutture istituzionali. L’aspetto più grave è il controllo, perché l’ente autorizzato di fatto non è sottoposto a controlli di organismi istituzionali sull’iter proposto e soprattutto sui costi che applica. C’è una cifra limite di 13 mila euro, ma è facilmente aggirabile. Insomma hanno carta bianca sui coniugi, che sono la parte più fragile, perché ricattabili dal punto di vista affettivo. Alcuni di questi enti, autorizzati dallo Stato italiano, sono stati fatti chiudere perché avevano messo in atto vere e proprie truffe a danno delle coppie adottanti. Insomma c’è il rischio di una compravendita legalizzata».

Torreggiani collabora anche con lo staff di www.loretobambino.it, portale no-profit dedicato interamente al tema delle adozioni. Un sito completo, un punto di riferimento per oltre 5 mila famiglie, con tanto di forum e chat, modulistica e pareri degli esperti. Un luogo dove trovare e scambiare informazioni e soprattutto dove raccontare la propria esperienza a chi puo’ capire e condividere. 
Grazie alla voce della comunità virtuale la questione delle adozioni internazionali è finita in Parlamento con un’interrogazione dell’onorevole Marco Zacchera, sottoscritta da 15 parlamentari di tutti gli schieramenti, e con un’interpellanza urgente dell’onorevole Dorina Bianchi, sottoscritta da 40 deputati. Anche il Vaticano ha fatto sentire la sua voce,  tanto che il  Papa, nell’Angelus del primo febbraio (Giornata mondiale della famiglia) ha parlato esplicitamente di aiuti economici istituzionali, che risultano ancora "insufficienti" rispetto al desiderio di tanti coniugi di avere figli. 
«Noi chiediamo – conclude Torreggiani – adozioni gratis, tempi brevi e certi ed altre cose molto semplici che chiamiamo "i cinque emendamenti" all’attuale legge sulle adozioni. Non abbiamo bisogno di mutui bancari agevolati e nemmeno di esenzioni iva o altre corbellerie del genere. Preferiamo un più utile "mutuoaiuto"». 
Tra le tante iniziative promosse dal portale in futuro ci sarà  anche la pubblicazione di un libro bianco sulle adozioni, dove le famiglie racconteranno le loro storie, belle o brutte che siano.
Pino non ha dimenticato la gioia provata il 13 luglio di tre anni fa, quando lui e sua moglie Cristina sono tornati a casa con il piccolo Jeevan. E così, nonostante tutto e tutti, è già pronto per ripartire alla volta del Nepal.


di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 aprile 2004
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