Battaglia in difesa della sanità pubblica

Sindacati di base sul piede di guerra per tutelare i servizi che si vogliono esternalizzare: assistenza domiciliare e disabili

Assistenza domiciliare, consultori, servizio disabili. La politica sanitaria dell’Asl varesina è sotto accusa. Nel corso di un presidio con tanto di volantinaggio,alcuni esponenti dei sindacati di base hanno spiegato ai tanti utenti dell’Azienda sanitaria che si sono presentati in via Rossi quali pericoli stanno correndo i servizi che sono stati o stanno per essere esternalizzati. 
A nove mesi dall’entrata in vigore dei voucher sanitari nell’Assistenza Domiciliare Integraga (ADI), il servizio è ormai stato completamente affidato ai "pattanti", i soggetti privati che si impegnano a garantire lo stesso tipo di servizio con gli stessi prodotti dell’Asl « ma di cui poco si conosce circa i tipi di contratti che legano i dipendenti all’ente» dicono i dimostranti. Circa una novantina di infermieri, dipendenti pubblici, sono stati trasformati in "controllori" o impiegati: «All’inizio ci avevano garantito che, se lo desideravamo, potevamo continuare a svolgere la nostra professione – affermano le infermiere che animano il presidio – Invece dal primo aprile scorso ci hanno tolto ogni competenza con la scusa che la richiesta dei privati è stata talmente elevata da non permettere ulteriore impiego di personale pubblico. E quindi, oggi per ogni prelievo di sangue l’Asl paga al privato 20 euro mentre lascia proprie infermiere professionali a compilare moduli e spedire fax». 

Ragioni di risparmio sarebbero alla base della nuova politica regionale che vuole lasciare alle Asl soltanto compiti di vigilanza e coordinamento: secondo il direttore dei servizi sociali Lucas Maria Gutierrez il cambiamento non ha portato alcun problema e un recente sondaggio tra gli utenti ha evidenziato un uguale livello di soddisfazione. Il personale, però, contesta i risultati di quel sondaggio, realizzato quando ancora personale Asl era impiegato attivamente: «Ci vogliono togliere il nostro lavoro, per farci vigilare sull’attività di altri, che non conosciamo e con cui non abbiamo mai un dialogo anche perchè sono sempre operatori differenti. Vedendo una volta al mese un paziente come possiamo in pochi minuti renderci conto di come stia andando il servizio, di quale rapporto si è instaurato con il paziente?». «Pochi sanno poi – aggiunge un’altra infermiera – che il voucher ha  la durata di un mese: se a un paziente non sta bene il servizio del pattante non può cambiarlo o chiedere la sostituzione prima dei 30 giorni perchè ormai il servizio è pagato. E se poi, malauguratamente, il paziente dovesse morire, il pattante viene comunque pagato per tutto il mese. E poi parlano di risparmio».

E se all’Adi si contano i casi più numerosi di insoddisfatti, in cattive acque navigherebbe anche il servizio per i disabili: «In due anni è stato drasticamente sfoltito: oltre il 35% del servizio è stato cancellato» si legge nel volantino distribuito «In questo modo non verranno più garantite le prestazione psico-sociali ormai considerate di routine e si renderanno necessarie liste d’attesa».
Bufera rientrata infine, ma non si sa per quanto, sui consultori. In seguito ad una riunione con i sindacati, l’operatività di questi centri, con i servizi ginecologici, è tornata piena, con una sorta di cambiamento di rotta in corsa. Dal cinque di aprile avrebbero dovuto ridurre le ore dei ginecologi con una ridefinizione dei luoghi di servizio, manovra che poi è stata sospesa. 
I sindacati di base questa mattina hanno proseguito la raccolta di adesioni per "Fermare la privatizzazione della sanità». Già tremila utenti hanno firmato la petizione e queste firme sono state portare al direttore generale Pierluigi Zeli.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 aprile 2004
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