«E’ tutto sotto controllo..ma dormite con un occhio aperto»

I commenti degli abitanti di Olona dopo la paura per la frana di lunedì notte

«Mi sono ricordata dei film, quando fanno vedere una frana che cade – racconta Anna, 18 anni (foto) – mi è venuto in mente che prima cadono pochi sassi, poi viene giù tutto. Ero ancora sveglia, con mio padre, è stato terribile. Mi sono subito preoccupata dei miei gatti». Marco (foto sotto), 20 anni, era in macchina, proprio dietro la chiesetta. «Era da qualche ora che i cani abbaiavano nervosamente – dice – ho cominciato a vedere qualcosa che si muoveva, poi sempre di più. Ero terrorizzato, sono scappato di corsa, verso il campo sportivo. Poi ho sentito un colpo fortissimo, era la gru caduta sul tetto». Anche lui uno dei fortunati di Olona. La terra franata ha quasi miracolosamente lambito la chiesa e le macchine parcheggiate lì vicino. 

I ricordi di quella notte dilatano la dimensione temporale dell’evento. Ma a mente fredda tutti i testimoni concordano: quando il fronte ha rotto gli argini, tutto non è durato più di cinque secondi. 
«C’è l’ho ancora fissa in testa quell’immagine – racconta un’altra signora, l’unica insieme al marito ad aver dormito nel centro accoglienza predisposto da comune e protezione civile – la montagna che mi viene addosso. Ha presente la scena di Blob, quella con il sangue che penetra dalle fessure dei muri e si rovescia nella stanza? Ecco così, solo che a cadere sembrava una montagna intera. Il tempo di dire ai miei famigliari "scappate" ed era finito».
C’è anche Bianca (foto), una splendida nonnina di 80: sembra tosta, reagisce, racconta anche lei: «Io dormivo, non ho sentito nulla, mi sono svegliata sentendo le grida della gente per strada». Dopo la notte trascorsa da parenti, è tornata a casa oggi, sperando di riuscire a recuperare i suoi documenti e un paio di scarpe. Inflessibili i responsabili non la fanno passare. Lei ha un crollo, scoppia a piangere: «Sono stata una sfollata sotto le bombe durante la guerra – si rammarica – e ora mi ritrovo ancora in questa situazione». 

Ma c’è spazio, sopratutto per la rabbia. Un signore meridionale, 70 anni, per cinquanta muratore, non le manda a dire al sindaco: «Ho vissuto nei cantieri, non ho mai visto uno scavo fatto così, in verticale, senza precauzioni». Si contesta la scelta di costruire lì, ma si punta il dito contro la sicurezza. Il cantiere era come un vasto palcoscenico, le case di Olona, come una lunga tribuna. Tutti dalle finestre controllavano con discrezione ma con preoccupazione i lavori. «Quindici giorni fa – racconta Luca Grasso – preoccupato dello scavo ho avvisato i vigili del fuoco. Non potevano uscire, quindi sono venuti i tecnici del comune a constatare la situazione. Eravamo preoccupati che qualcosa succedesse in caso di pioggia». 
I vigili del fuoco sono presi di mira. «Prima della frana ci hanno detto che la situazione era sotto controllo – si sfoga Daniele
. Io ho chiesto di farci evacuare, mi hanno risposto che non era il caso: "domani, con il sole". E sono andati via, raccomandandoci di dormire con un occhio solo». Per la strada, ancora mezz’ora prima che il terreno cedesse, c’erano solo i nastri a chiudere il transito alle auto, ma nessun segnale di pericolo caduta massi. «E se qualcuno fosse transitato a piedi in quegli attimi?» si chiedono adesso gli abitanti di Olona. «E solo due ore dopo la frana, con i cavi elettrici penzolanti, solo allora i carabinieri ci hanno fatto evacuare. C’è solo da ringraziare la Benemerita». 
«Ma anche il Comune – conclude Marco Lupi, della protezione civile di Induno (foto)e residente a Olona – che non ci ha mai abbandonati. Possiamo dire che lo scavo era fatto a piombo, ma questo non è il momento di fare accuse, ma di lavorare tutti insieme per uscire da questa emergenza».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 aprile 2004
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